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    Gioia Tauro: allarme rosso. Quando esplodono le auto la posta sta salendo pericolosamente

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     di Claudio Cordova – foto di Franco Cufari

    Gli inquirenti non hanno dubbi: la scelta dell’autobomba per colpire Antonino Princi ha un significato ben preciso: far salire di livello la percezione dello scontro in atto nella Piana di Gioia Tauro.

     

    Il pensiero, ovviamente, corre immediatamente agli equilibri in qualche maniera messi a rischio dopo l’eliminazione di Rocco Molè, ma ancora è presto per ricostruire con certezza scenari di questo tipo.

    Di certo, però, c’è il fatto che tutte le volte che la criminalità ha voluto mandare un segnale forte, tirare un pugno sul tavolo, ha usato la autobomba, evocative di Beirut ieri e di Baghdad oggi.

    La prima sul territorio mandò all’altro mondo a Reggio, in pieno centro, l’imprenditore Gennaro Musella. Era il 3 maggio del 1982, girare la chiave della messa in moto fu l’ultimo atto del povero Musella.

    L’11 ottobre del 1985 l’autobomba di Villa San Giovanni, dalla cui esplosione esce miracolosamente illeso il boss Nino Imerti, ma nella quale ci lasciano le penne tre suoi fedelissimi sancisce l’avvio della seconda guerra di mafia a Reggio.

    L’11 settembre del 1989 salta per aria con la sua Peugeot a Palmi Franco Condello, latitante da undici anni, mentre pochi mesi dopo, il 10 gennaio del 1990, a Reggio, in pieno centro, di fronte al Policlinico “Madonna della Consolazione”, in pieno giorno va in mille pezzi l’auto di Fortunato “Maurizio” Audino.

    Sull’auto era installato da qualche giorno l’esplosivo che venne innescato con un telecomando a distanza

    Il 13 aprile del 2000 tocca a Domenico Gullaci, imprenditore quarantaduenne di Marina di Gioiosa; anche qui l’accensione della sua Mercedes face da innesco alla deflagrazione.

    A Gioia Tauro, per l’attentato a Princi, invece, si è tornati al telecomando.

    Da quando un italiano, l’anarchico romagnolo Buda, inaugurò, negli Usa, il sistema dall’autobomba (utilizzando la propria carrozza) sono passati 88 anni. Cambiano i sistemi, ma il significato resta il medesimo e non invecchia…