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    Stoccaggio anidride carbonica. Un sito anche in Calabria?

     Nella lotta ai mutamenti climatici e' guerra all'anidride carbonica, il principale gas serra. Per tagliare le emissioni, come previsto dal protocollo di Kyoto, il mondo corre ai ripari e cerca soluzioni per eliminare la produzione di CO2 che finisce in atmosfera. Anche l'Italia e' in pista su nuovi progetti, come quelli per la cattura e lo stoccaggio del famigerato climalterante. ''L'Istituto di geofisica e vulcanologia ha gia' individuato circa 200 potenziali siti per lo stoccaggio dell'anidride carbonica'' afferma Fedora Quattrocchi dell'Ingv, che sta curando il catalogo dei possibili siti di stoccaggio di CO2 in Italia. ''Si tratta di circa 200 acquiferi salini – spiega Quattrocchi – cioe' corpi d'acqua profondi dove l'anidride carbonica si puo' sequestrare in modo sicuro e con capienza sufficiente perche' la CO2 rimanga nel sottosuolo. Si trovano soprattutto sul versante adriatico''. Come funziona il sistema? Niente buchi dove 'sparare' l'anidride carbonica, anzi, tutto il contrario: ''e' la roccia con i suoi minerali – afferma l' esperta – oltre alla presenza di acqua salata, che consentono la mineralizzazione della CO2, come gia' avvenuto decine di milioni di anni fa per le Dolomiti, poi emerse in superficie durante la formazione delle Alpi''. L'Italia quanta anidride carbonica potrebbe stoccare? ''Le prime stime – aggiunge – parlano di una cifra fra i 10 e i 40 miliardi di tonnellate di CO2 stoccata, l'equivalente di 200 anni di emissioni globali delle centrali termoelettriche italiane, cioe' il numero di anni in cui si pensa che il carbone si esaurira' (gli altri combustibili fossili, quali olio e metano, hanno 4-6 decine di anni di vita sul pianeta)''. Quindi ''e' possibile fare un parco centrali a carbone 'pulito' per 200 anni – afferma Quattrocchi – ma il problema e' ancora quello dei costi di cattura e stoccaggio. Se sull'emissione di CO2 ci fosse una multa tra i 25 e i 35 euro a tonnellata, per gli industriali sarebbe conveniente investire in questo sistema, piuttosto che pagare la multa (o i debiti nel sistema Emission Trading)''. Secondo Quattrocchi ''il costo dell'elettricita', se iniziassimo ad iniettare CO2 sottoterra da domani, aumenterebbe di circa il 30%, neanche tanto rispetto ad altre tecnologie di produzione elettrica: e' per questo che Enel e' fortemente interessato a questa tecnologia. Le raffinerie addirittura non avrebbero bisogno di cattura, poiche' emettono anidride carbonica quasi pura, quindi i costi andrebbero tutti per lo stoccaggio''. In particolare, secondo l'esperta Ingv, con 2-3 pozzi di iniezione da 2.000 metri di profondita', se l'acquifero salino e' capiente (ed in Italia ci sono acquiferi fino a 1.000 metri di spessore) si abbattono fino a 10-15 Milioni/anno di CO2: quanto emesso dalla centrale Enel di Torre Valdaliga Nord a regime totale. Per quanto riguarda i progetti in corso, riferisce Quattrocchi ''l'Enel sta dando priorita' alle centrali di Porto Tolle e Porto Marghera, come noto da recenti articoli a mezzo stampa, e noi geologi stiamo iniziando a cercare siti idonei allo stoccaggio di quel polo tecnologico (almeno 40 acquiferi salini nei dintorni entro 100 km), sebbene sia in fase avanzata lo studio di fattibilita' per lo stoccaggio geologico della CO2 (sotto gli 800 metri) in alto Lazio (Civitavecchia-Torre Valdaliga). Un secondo progetto verra' annunciato a breve e sara' in Calabria, da una compagnia diversa da Enel, dove si pone entro il 2015 la costruzione di una centrale a carbone a zero emissioni''. Uno studio di fattibilita' inoltre e' in corso da due anni nel Sulcis, in Sardegna, con l'obiettivo del sequestro di CO2 da carbone in profondita' (non estraibile a bassi costi es. sotto i 1.000 metri), producendo metano. In sostanza, il carbone e' una specie di spugna che assorbe meglio la CO2 rispetto al metano, il quale a sua volta viene rilasciato e quindi prodotto per usi umani. ''Questa e' una tecnica con cui gli Stati Uniti producono il 9% del loro metano'' afferma l'esperta dell'Ingv. A livello europeo, proprio l'Ingv partecipa al tavolo di lavoro dove si propone la road map per le centrali elettriche a combustibili fossili a zero emissioni. ''In questo settore le grandi compagnie elettriche della Ue parlano di carbone, visto che il gas e' un combustibile fossile ad esaurimento'' conclude Quattrocchi. (ANSA)