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    Stasera al Teatro Athena “The road to Guantanamo”

    di Anna Foti 

    Quando la lotta al terrorismo dimentica gli standard internazionali che prevedono l’audizione dinnanzi all’Autorità giudiziaria prima di un arresto e si concede la tortura come metodo sistematico di interrogatorio, allora quella lotta intrapresa per salvaguardare la sicurezza e il benessere comune smette di essere legittima e si traduce in giustizia denegata. Questa la riflessione proposta questa sera alle ore 21 al Teatro Athena, in occasione della proiezione della pellicola del 2006 di Michael Winterbottom “Road to Guantanamo”, programmata in collaborazione con il gruppo reggino di Amnesty International, nell’ambito della rassegna dedicata ai 60 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 promossa dall’ARCI. Era l’11gennaio 2002 quando nella base militare americana di Guantanamo, a Cuba, arrivavano i primi detenuti incappucciati, con le mani legati e i piedi incatenati per essere poi richiusi in gabbie metalliche. A distanza di quattro mesi dal crollo delle Torri Gemelle avvenuto l’11 settembre del 2001, l’Afghanistan era stato invaso e la giustizia statunitense aveva intrapreso un percorso, rimasto incontrastato, e improntato al perseguimento dell’unico fine di neutralizzare il terrorismo di Al qaidà a costo di qualunque cosa, persino della dignità della persona, dei diritti individuali e della stessa sicurezza. Da allora poco meno di 800 prigionieri sono stati trattenuti, sottoposti a torture e detenuti senza conoscerne il motivo e senza alcun processo, se non eventuale e successivo alla restrizione della libertà e ai maltrattamenti. Da allora si assiste alla deriva degli standard di rispetto dei diritti, poiché il perseguimento della sicurezza legittima le violazioni dei principi internazionali del giusto processo e dell’inviolabilità della libertà personale in assenza della pronuncia di un giudice imparziale. Chiudere Guantanamo adesso, a sei anni dalla sua apertura, fare luce su tutto il resto e istituire una commissione di inchiesta imparziale che accerti fatti e responsabilità, queste le richieste del movimento di Amnesty International. Nonostante si proceda ai rimpatri di molti prigionieri e il numero dei detenuti oggi sia sceso a 288 persone, le denuncie devono continuare e l’attenzione deve restare massima. Non bisogna dimenticare, purtroppo, che Guantanamo rappresenta un tassello del sistema più complesso  e più ampio di violazioni di diritti umani. Si tratta della guerra al terrore dichiarata ad Al qaidà all’indomani dell’11 settembre dagli Stati Uniti, in nome della quale trasferimenti forzati, rendition, sparizioni, torture e detenzioni segrete hanno segnato, e stanno continuando a segnare, il destino di tante persone “sospettate” di terrorismo.