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“Odissea – Un cunto” per gli studenti

1 Marzo 2008
in CITTA
Tempo di lettura: 2 minuti
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Ritorna sul palco del Cine teatro del Dopolavoro Ferroviario di Reggio Calabria, per gli studenti delle scuole medie Galileo Galilei e Spano Bolani, "Odissea – Un Cunto": iniziativa didattica e teatrale rivolta dall’Associazione Culturale Officine Jonike delle Arti alle scuole dei comuni della provincia di Reggio Calabria.

Dal poema di Omero e da alcuni racconti di pescatori e contadini siciliani, l'autore, Giuseppe Luciani, costruisce un classico cuntu, in cui la lingua siciliana e l'italiana si fondono in un linguaggio teatrale supportato dall'antica arte mimica dei fabulatori, riproponendo la gestualità e i suoni tipici del raccontare dei vecchi siciliani.

L'epopea dell'eroe Ulisse e la lunga attesa di Penelope vengono rappresentate in chiave epica, mentre l'anima popolare si esprime attraverso l'uso di due maschere, Zanni ed Euriclea, servi, rispettivamente, di Ulisse e Penelope, che vivranno le medesime avventure in chiave comico-grottesca.

Così l’Odissea diviene uno spettacolo che passa dal pathos dei momenti tragici al caratteristico ritmo incalzante della lotta avventurosa contro il fato, dall'ironia beffarda del bozzetto alla satira delle maschere figlie degli antichi comici della Magna Grecia.

"Nel cunto c’è una storia che viene raccontata che è il significato e il modo in cui si usi la parola che è il significante.. Il suono diventa musica e la musica è quella che emoziona l’ascoltatore, Quindi il cunto è ancora una forza della natura. E’ un mezzo di comunicazione antico, tanto antico che alcuni studiosi addirittura lo fanno risalire agli aedi greci, e chissà quanto ancora potremmo risalire indietro. C’è da dire che l’unica cosa che nonostante tutto non è mai stata sconfitta dai mezzi moderni, da quando l’uomo ha imparato a comunicare, è l’uso creativo della parola. La memoria assieme alla voglia di rimandare ai posteri storie già sentite magari reinventate è tutto questo che dà la forza al cunto, al cuntista che è il corpo sonoro di questo mezzo antico e al fruitore che è il pubblico che attraverso il suono della voce e il significato delle parole sviluppa un immaginario nella sua mente: è quel "miracolo" che oggi purtroppo i mezzi moderni non lasciano più realizzare. Tutto quello che noi oggi vediamo, televisione, cinema, è già tutto fatto e preconfezionato da qualche genio o da qualche demente che ce lo propina. Mentre queste narrazioni ancora vibrano dentro perché si fanno al momento, non sono a memoria. Le parole escono dalla testa e passano dal cuore attraverso il sangue, le vene, i nervi e tutto questo nostro corpo e quindi vanno a toccare dei punti dell’ascoltatore, provocando questa trasfusione di emozioni che fa arrivare l’emozione direttamente al cuore e alla mente di chi ascolta."

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