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    “E voglio essere chi vogl’io e uscite fuori ‘ra casa mia…”

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                             di Giusva Branca 

    Agazio Loiero ed il suo Pdm non sono persone gradite nelle file del Partito democratico.

    La si può girare e rigirare finchè si vuole, ma il silenzio tombale relativamente al Partito di Loiero (ma anche di Fuda e Pirillo) che caratterizza le liste dei candidati del Partito Democratico alla Camera ed al Senato è il dato politico di gran lunga più importante della boa appena svoltata.

    Veltroni – o, se preferite, su scala locale Minniti – hanno, di fatto, messo alla porta Loiero.

    Certo, la vicenda, di per sè, era piuttosto strana: Loiero era stato candidato a Governatore dal centrosinistra tra le file della Margherita; poi, se non sbattendo certamente non accostando la porta, Agaziator aveva abbandonato la nave ed aveva costituito il cosiddetto "partito del Presidente", che, tra l'altro, in fase di contabilità numerica degli assessorati da distribuire, aveva creato non pochi problemi di equilibrismo.

    Ecco che, però, al momento della nascita del Partito Democratico, Loiero torna a bordo e lo fa, come si conviene ad un personaggio del suo spessore, dalla porta principale, sedendo addirittura come delegato calabrese nell'assise costituente romana.

    Al momento della resa dei conti, però, il siluro arriva e cola a picco l'obiettivo.

    Il siluro arriva, tra l'altro, e forse non casualmente, a stretto giro di posta rispetto alla sdegnata risposta di Loiero alla indicazione di Minniti e Veltroni sullo scioglimento del Consiglio regionale nel 2009. "Se permettete, quando e come dobbiamo andare a casa lo decido io"– ha detto in Aula Loiero.

    Benissimo, e allora Minniti e Veltroni, canticchiando un immortale Pino Daniele, hanno risposto "Voglio essere chi vogl'io e uscite fuori da casa mia"