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    Pd, non sempre lo spettacolo deve andare avanti incurante degli spettatori

    Riceviamo e pubblichiamo 

    Lasciando che passino queste ore da post derby e da gara tra le parti, sarò capace di valutare i gesti “concitati e spettacolari” della nostra politica di vertice tra qualche giorno, quello utile a raccogliere anche i pensieri di qualche cittadino delle primarie.

     

    Lascerei da parte i titoli giornalistici e chiederei a qualcuno di fare di più il proprio dovere e di non improvvisarsi tra gli osservatori di una politica di “bottega”.

     

    Noi “reggini”, oltre che Calabresi, di Minniti, di Loiero, di Bova o di chicchessia non abbiamo alcun motivo di essere felici, perché a noi in particolare nessuna dimostrazione di rinnovamento è stata data.

     

    Quanto “agli schiaffoni” presunti e dati ad un Presidente della Regione, questo se può far godere qualche sportivo politico, dovrebbe mettere in dubbio il semplice cittadino che del rispetto delle istituzioni – quelle operanti – dovrebbe farne propria garanzia per visioni di speranza e di futuro.

    Di questi politici “poco educati”, capaci di carezze e schiaffoni a stretto giro, nessuna regione, nessuna provincia e nessuna società civile se ne è mai fatta stendardo per un rilancio in termini di etica, valori e riconoscenza a chi fa.

    Ed il rinnovamento che passa attraverso la “spettacolarizzazione delle cacciate eclatanti” mette in dubbio anche un PD che ha goduto, in tempi passati ma non troppo, di carezze ottenute dalle preferenze di quelli che “dopo” ha eliminato.

    E visto che il processo di “depurazione” è avvenuto sempre nelle solite stanze chiuse di palazzi inaccessibili ai cittadini, parlare di segnali, rinnovamenti e rilanci mi sembra azzardato e fuorviante.

    Mi sembra invece “importante” e degno di molta riflessione l’idea di avere utilizzati i vecchi i modi della politica a disposizione anche in questa occasione di formazione delle liste di governo, soprattutto per la Calabria da “recuperare”.

     

    Rifletto sui dati da interpretare di una politica “senza nomi” da valutare nei gesti:

     

    –         Si è ancora deciso di non ascoltare i cittadini delle primarie;

    –         Si è deciso di non ascoltare un governatore di una regione che ancora governa;

    –         Si è deciso oltre i nomi uscenti di un governo passato dello stesso orientamento;

    –         Si è deciso utilizzato le preferenze di tanti altri per costituire un partito democratico che come primo gesto democratico mette in tasca i valori acquisiti e dopo non ascolta

    –         Si è deciso di prendere parte di uno stesso partito con in testa un Presidente di Giunta regionale e dimenticarlo

    –         Si è deciso ancora che in una Regione come la Calabria, Reggio Calabria conservasse la sua certezza di non essere rappresentata “oltre i rappresentativi ed i riempitivi”.

     

    Schiaffi e tifoserie da stadio a parte, mi chiedo ancora se questi gesti, capaci di andare oltre la spettacolarizzazione di prove di forza di partito, pratica del passato e non certo di un nuovo modo di fare politica, tireranno fuori valori ed azioni migliori di quelle mostrate in questi tempi, in cui se “si decide” a prescindere da chi si ascoltato, figurati cosa si può fare di un non ascolto ai cittadini.

    Per una politica fatta di uomini e gesti “senza memoria” spero che i cittadini e la società civile che attendono ancora che qualcuno gli mostri questo nuovo PD, si prendano questo tempo per riflettere, almeno fino ad aprile, sperando che la politica locale e nazionale ci riservi puntate differenti da quelle del “grande fratello”, dove si provano perfino emozioni per chi viene eliminato dal gioco, senza sapere fino in fondo se il valore delle sfide era “per il bene comune”.

    Perché non sempre lo spettacolo deve andare avanti “incurante” degli spettatori.

     

    Consuelo Nava