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    Pasqua: Donne San Luca; “risorgere insieme”

    Dal movimento "Donne di San Luca" riceviamo e pubblichiamo 

    La settimana santa è un periodo dell’anno particolarmente fervido a San Luca, in cui il paese sembra immerso in un tempo quasi astorico, che gli infonde un fascino straordinario.  Si riprendono antiche tradizioni, che qui non hanno mai smesso di tramandarsi, né di esistere.

    A partire dalle tipiche tradizioni gastronomiche, che in occasione della Pasqua sono tante e di diversa fattura; dalla pasta fatta a mano, alla preparazione dell’agnello o del capretto, fino ai dolci tipici, come le “gute”dei deliziosi pan dolci dalla lunghissima lievitazione e cotte nel forno a legna.

    Il pane,  rigorosamente impastato a mano e cotto anch’esso nel forno a legna, ha un ruolo importantissimo durante questi giorni. Richiama il segno di comunione dell’ultima cena ed è simbolo di provvidenza.  Una volta cotto viene lasciato raffreddare in delle ceste tonde di vimini. È uno spettacolo di altri tempi, un déjà-vu, un scena presa in prestito da un romanzo del grande Corrado Alvaro, figlio illustre di questa terra. Il pane diviene dono; tra parenti ma anche tra amici, e viene benedetto ed offerto durante le celebrazioni, a memoria di un passato contadino fatto di stenti, in cui il pane di frumento era un cibo da tutti desiderato. La passione di Cristo, la Pasqua,  viene vissuta con grande partecipazione, da tutta la comunità di San Luca. Numerose le funzioni religiose, che sono un ulteriore rassegna di antiche e preziose tradizioni locali. Fin dal giovedì santo in cui avviene la consueta lavanda dei piedi la benedizione e la distribuzione dei doni, alla veglia del venerdì, in cui le donne intonano canti dialettali di sorprendente magia. Si tratta perlopiù di canti in latino (salmi e sequenze) ma anche di canti narrativi in italiano e dialetto, considerati un’ eredità presa in consegna dalle donne là dove l’ampiezza del l’universo devozionale maschile si andava sgretolando. Semplici le strutture che richiamano a tratti i ritmi melodici dei canti contadini. Si avverte il senso del lamento, attraverso queste litanie dettate dalla maestra de ‘razioni’(la maestra delle orazioni, un’anziana considerata la guida dei canti). Le donne pregano, fino alla sera, quando, accompagnata da fiaccole di pino, la Madonna addolorata, esce dalla abitazione in cui era stata trasferita la sera precedente e sosta di fronte l’ingresso serrato della chiesa in attesa di essere chiamata a vedere il figlio morto. Tre volte entra. Poi giunge San Giovanni. Parte così una processione notturna, per le vie del paese. Il sabato mattina, vi è una nuova processione: il Cristo morto, l’Addolorata e San Giovanni, raggiungono il calvario. Nel pomeriggio, l’Addolorata viene vestita a festa per l’incontro della domenica con il Risorto durante il suggestivo rito dell’Affruntata. Viene, comunque coperta fino alla domenica,  da un manto nero in segno di lutto. La notte di sabato santo, durante la messa di Resurrezione celebrata dall’amatissimo don Pino Strangio, la statua del Cristo viene sollevata improvvisamente alle spalle dell’altare, avviene contestualmente la benedizione del fuoco fuori dalla chiesa madre, e con un tizzone benedetto si accende il cero pasquale. La domenica mattina, conclude i festeggiamenti l’Affruntata, in cui la Madonna invitata da San Giovanni, e liberatasi dal manto nero, incontra sulla piazza gremita di gente il Cristo Risorto.

    La Settimana Santa di San Luca è una festa per tutta la comunità, che incarna perfettamente il senso della Pasqua stessa. Cristo morto è colui che nega la morte, e la commemorazione della sua passione libera gli uomini dal loro senso di sospensione, di inquietudine, e li inserisce in una prospettiva di speranza, fondamentale per la continuità dell’esistenza. Un’autentica renovatio temporis, in cui non è più un tempo di rinunce, di afflizione, di dolore, ma un tempo di abbondanza e gioia.

    La Pasqua quest’anno a San Luca ha una valenza ancora più forte. A piccoli passi si sta lavorando affinché questo senso profondo di renovatio  non sia un episodio legato esclusivamente al periodo pasquale, ma si possa perpetuare tutti i giorni dell’anno, ritrovando ognuno un motivo di speranza e di prospettiva.

    Il movimento ROSA, delle Donne di San Luca, che sta realizzando delle strutture operative, (di prossima apertura) all’interno della comunità Sanluchese per il rilancio dei numerosi talenti presenti in paese, e oltremodo, per la formazione di nuove competenze, fonda il suo cammino sulla valorizzazione delle tradizioni e dei valori di cui il paese è ricchissimo. Questo è il messaggio che porta avanti l’intero movimento ed in particolar modo il suo presidente Rosy Canale. “San Luca è un paese ricco di fascino,- dichiara la Canale – va conosciuto e vissuto, al di la di ogni pregiudizio ed ogni strumentalizzazione dei media. Possiede una sua intima verità che si svela ad ognuno in maniera travolgente. Chi viene a San Luca torna sempre col cuore invaso di buone cose. Basta solo conoscere la sua gente con  le sue storie, i suoi sorrisi e le braccia sempre aperte. E poi i sapori sono unici, genuini tipicamente calabresi. Vi aspettiamo a San Luca, venite a conoscere, e poi…giudicate pure.”