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    Omicidio Filianoti, emergono nuovi particolari

    Potrebbe esserci un collegamento tra il furto telematico di 13 milioni di euro compiuto ai danni del ministero della Pubblica istruzione e l'omicidio di Giovanni Filianoti, di 66 anni, l'agente generale dell'Ina Assitalia ucciso a Reggio Calabria la sera del primo febbraio scorso. A riferirlo e' il quotidiano Calabria Ora parlando di voci che circolano nella Procura reggina. Secondo quanto si e' appreso oggi in ambienti investigativi e giudiziari, il collegamento allo stato e' una ipotesi, che pero' non viene esclusa completamente, soprattutto dopo che e' emersa una pista che collegherebbe il furto ai danni del ministero con la 'ndrangheta. Nel corso delle indagini della polizia postale sulla sottrazione dei 13 milioni da un conto del ministero, poi dirottati, dopo un passaggio su un conto corrente intestato a una societa' di Bologna completamente fittizia, in un istituto di credito in Egitto, e' venuta infatti fuori una telefonata fatta dal Paese nord africano e diretta ad una persona su cui si sono incentrate le attenzioni della Procura di Reggio nell'ambito di un'inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco.

     Nell'ambito di quella indagine, l'estate scorsa, la Dda ha disposto perquisizioni e sequestri in numerose di agenzie immobiliari e finanziarie. Una di queste agenzie, secondo quanto si e' appreso, era riconducibile a Filianoti il quale, oltre ad essere un agente assicurativo, aveva interessi nel settore immobiliare. E proprio su questa attivita' si sono concentrate le indagini degli investigatori per risalire agli autori del delitto, compiuto, e' stato detto sin dall'inizio, con modalita' tipicamente mafiose. Filianoti, che era incensurato, e' stato ucciso mentre stava rientrando a casa alla guida della propria automobile. Una persona armata di pistola lo ha atteso e gli ha sparato due colpi che hanno raggiunto la vittima alla testa ed al torace. L'ipotesi seguita dagli investigatori, in particolare, e' che a Filianoti sia giunta una richiesta di investimento, per fare, magari, da prestanome ad altre persone, e che il suo rifiuto possa averlo esposto ad una vendetta. (ANSA).