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    Nicolò (An) sul Pdl

    Dal capogruppo di An in Consiglio comunale, Antonino Nicolò, riceviamo e pubblichiamo

    Il Popolo della libertà è in cammino e la classe politica di Reggio non può, ne deve star ferma.

    E’ giunto il momento, non più procrastinabile, che la politica reggina si responsabilizzi e dia delle risposte concrete: in consiglio comunale deve crearsi un gruppo unico del Popolo della libertà.

    Per certe anime squilibrate, come la mia (il fuoco viene da dentro come l’ispirazione per i poeti), è difficile trovare il coraggio di certe scelte  ma , oggi, non vedo altre vie d’uscita per la politica reggina.

    Diciamo la cruda verità: la formazioni di gruppi, gruppuscoli e “cianfrusaglie” varie hanno un’unica finalità: la poltrona dove porre o mantenere i glutei, null’altro.

    Basta pensare alle177  formazioni politiche (sic!) che concorrono alla prossima tornata elettorale, tra cui il partito degli impotenti esistenziali (pensate un po’ come siamo ridotti!). Provo a fotografare, come un turista giapponese, la situazione attuale: il mondo politico è zeppo di zotici, specialisti nell’arte del campare ( i filosofi potrebbero sbizzarrirsi, ma anche gli psicoanalisti).

    La simpatia di cui godevano i politici si è trasformata, nel tempo, in compassione per non dire disprezzo. Infatti non si è mai visto al mondo una classe politica cosi stracciona come la nostra.

    Bene, proviamo a dimostrare (con i fatti) il contrario.Ne abbiamo l’opportunità.

    E visto che,ormai ci si esprime per slogan quello che dobbiamo “urlare con forza” non solo al popolo italiano ma anche alla politica è lo stesso: rialzati e cammina.

    Basta con le chiacchiere bizantine, ci vuole chiarezza e semplicità.

    Non voglio sollevare problemi cosmici o filosofici, ma invitarvi a guardare in faccia la realtà.

    Da noi esistono emergenze ( le cronache, nella loro crudezza, confermano inquietudini e timori) quali la criminalità e la disoccupazione.

    Abbiamo l’obbligo oltre che morale anche civile (per questo siamo stati eletti) di combatterle.

    E’ necessario, pertanto, non disperdere le nostre forze ma unirle e fare fronte comune al fine di formulare delle proposte serie e costruttive.

    I nostri giovani (e purtroppo anche i meno giovani) vivono una condizione di precarietà, un grave disagio, un senso di frustrazione e di impotenza. Una realtà triste aggravata dal disastro “consumato” dal Governo Prodi che ha gettato nello sconforto chi era già disperato.

    Non possiamo restare fermi, inermi di fronte ai problemi seri della nostra gente.

    L’inazione (non quella della filosofia orientale) attiene ai deboli ed agli incapaci.

    Naturalmente la costituzione di un gruppo unico al comune di Reggio non dovrà essere un “operazione di facciata” tanto per essere chiari, ma deve essere un momento di “semplificazione costruttiva” , un “punto di forza “ per il recupero della politica e per la soluzione dei problemi.

    Deve servire per prendere decisioni coraggiose, che abbiano lo scopo di porre fine ai piccoli problemi quotidiani che affliggono il “comune e mortale cittadino”. E’ nello stesso tempo un momento di incontro per scelte mirate ed indirizzate alla soluzione dei “problemi secolari” e “vitali” che attanagliano il nostro territorio.

    Altro che scoprire, improvvisamente, che esiste la mafia, la disoccupazione, lo sfascio della sanità pubblica, gli intrighi, gli affari, lo sperpero e, termino poiché l’elenco sarebbe infinito ( non come la mia pazienza che è finita!).

    Una cecità pericolosa ed interessi di singoli hanno portato ad un degrado della politica.

    Bisogna tornare ad essere credibili e non continuare a nascondersi.

    Sono un po’ isterico, un “epilettico mancato” e sono stufo di assistere al distacco che si è creato tra la politica ed il cittadino. Abbiamo l’obbligo di dare dimostrazione di essere una “sola cosa” per un “solo obiettivo”: l’interesse per la nostra comunità reggina sopra ogni “simbolo”.

    Sono stanco di assistere alle “vomitevoli esibizioni” politiche, alle loro “insalate di parole” o, peggio, alla “furbizia spicciola di peracottai ambulanti”.

    Lasciamo da parte le favole e guardiamo in faccia la realtà.

    Oggi abbiamo la possibilità di dimostrare che non basta “un’appendice” contornata da “due gingilli” per farci definire uomini tra gli uomini.

    E’ giunto il momento delle responsabilità politiche e non possiamo più “cincischiare”.

     

    Antonino Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale