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    Negli occhi di un cane

    Red, Macchia, Minietto, Arturo. Intelligenti, vivaci, il più grande ha poco più di un anno, al massimo. Di taglia media; solo Minietto, ricciuto e nero, con i “calzini” bianchi, è piccolo, una miniatura appunto. Qualcuno li ha abbandonati. Oggetti. Presi per un qualsiasi motivo e per un qualsiasi motivo buttati via. Si sono trovati tutti insieme attorno alla prima ciotola pietosa. Una carezza nel freddo e nel buio delle notti vaganti. Si sono trovati e hanno pensato che la vita è dormire vicino per non sentire freddo, curiosare tra muri e giardini aspettando che sia ora di pranzo, e andare al mare tutti insieme, spinti dal primo sole bugiardo di marzo. E hanno pensato che il mondo è un bel posto, se non fosse che, a volte, diventa inevitabile “non capirsi” con gli umani, cozzare contro l’inestirpabile paura del diverso, o semplicemente sbattere forte contro l’intolleranza del mondo. Perché sporcano, perché ringhiano, perché inseguono i bambini in bici. Però ringhiano solo ad alcuni, inseguono solo alcuni. Perché fanno branco, sì, è possibile, o piuttosto perché li vediamo branco, li rendiamo branco. La paura, forse, di più l’ignoranza e una catena di gesti sbagliati. Scacciarli, imporsi, affermare la nostra “superiorità”. E, allora, lo spavento ti coglie di soppiatto, ti spinge a reagire, abbaiare, inseguire o scappare. E, allora, c’è una gabbia al canile. E gli occhi liquidi e intensi si sollevano da terra un attimo, solo per guardarti, per chiederti perché. Sarebbe bastata una mano vicino al musetto, un “vengo in pace”. Sarebbe bastato riconoscerne il diritto di essere vivente, senziente. Non è andata così. Ed è una sconfitta. Abbiamo perso, tutti quanti e su tutti i fronti. Abbiamo perso perché non siamo stati ancora capaci di produrre una società più giusta, perché non abbiamo imparato né insegnato il rispetto, perché non abbiamo compreso che siamo solo una parte del Creato. Accade in un paesino della Locride, ma potrebbe essere un qualunque posto della Calabria, d’Italia, forse. Accade in un luogo qualsiasi, ma nel 2008. Accade dove normative nazionali e comunitarie non “arrivano”. Accade dove la strada verso la civiltà è stata smarrita, dove i bambini sono merce di scambio, dove ci si scuote solo per una “caccia alle streghe”. Oggetti, indifesi. Nel 2008. Perchè la crescita civile di una nazione, sosteneva Gandhi, si misura anche dal rispetto che essa ha verso gli animali.