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    ‘Ndrangheta, testimone di giustizia chiede asilo all’estero per famiglia

    L'imprenditore calabrese Pino Masciari, testimone di giustizia contro la 'ndrangheta, lascia senza scorta la localita' protetta in cui vive per recarsi in Calabria "come forma estrema di protesta – spiega – in attesa della risposta delle istituzioni". Masciari chiede inoltre "asilo politico" per la famiglia, composta da moglie e due figli, in un altro Stato. "Sono un imprenditore calabrese che non si e' piegato al racket – scrive in un comunicato – che ha denunciato, fatto arrestare e condannare decine di appartenenti al sistema 'ndranghetista con le sue collusioni all'interno delle istituzioni. inserito nel programma speciale di protezione a partire dal 17 Ottobre 1997, portato via dalla Calabria e da allora sprofondato in un tunnel senza via d'uscita: in questi 11 anni non si contano i comportamenti omissivi tenuti dalle istituzioni preposte alla mia protezione, contrari alla legge e prima ancora alla dignita' della persona. Abbandonato al mio destino insieme con la mia famiglia, isolati, esiliati dalla propria terra, privati delle imprese edili e del proprio lavoro (mia moglie e' un medico-odontoiatra). Prima mi hanno tolto il pane – continua – poi mi hanno tolto la liberta', infine la speranza. Dopo 11 lunghi anni di attesa e di fiducia nelle Istituzioni oggi devo ammettere che non ci sono le condizioni perche' la mia famiglia continui a restare ancora in Italia considerando la situazione di abbandono e l'assenza dei settori preposti alla protezione, che sarebbe dovuta avvenire in modo vigile e costante nella localita' (per cosi' dire) protetta. La conclusione e' che mi ritrovo facile bersaglio insieme alla mia famiglia della vendetta mafiosa, nell'allarmante contesto di 'ndrangheta, acceso e dilagante. Pertanto – aggiunge – chiedo formalmente al Presidente del Consiglio Romano Prodi, al Ministro dell'Interno Giuliano Amato e al Viceministro dell'Interno Marco Minniti con delega alla Commissione Centrale ex art. 10 L. 82/91 di risolvere tempestivamente prima della consultazione elettorale la mia annosa vicenda, garantendo il diritto al lavoro e la sicurezza presente e futura per me e la mia famiglia". Contemporaneamente Masciari "chiede formalmente ad una qualsiasi delle Nazioni dell'Unione Europea o altra nazione" l'adozione della famiglia, "perche' si prenda cura di loro con la dovuta sicurezza. Io no. Scelgo di rimanere nel mio paese, – dice – a rischio della vita, per proseguire la strada della denuncia civile e legale dell'impotenza delle Istituzioni, che alle parole non fanno seguire i fatti concreti e per raccontare la verita' sulla lotta alla mafia in Italia: chi non scende a compromessi con le dinamiche mafiose deve essere fatto fuori, in un modo o nell'altro. Lascio dunque in data odierna la localita' protetta per arrivare in Calabria ed affrontare quello che sara' il mio destino, mantenendo almeno fino in fondo la dignita' che in questi anni ho difeso dagli attacchi prima della 'ndrangheta e poi delle Istituzioni. Poi saro' davanti ai "Palazzi" di Roma e al TAR del Lazio – continua – dove giace vergognosamente arenato da piu' di tre anni il ricorso contro lo Stato che mi ha revocato ingiustamente il programma di protezione, che equivale alla condanna a morte. Lo faro' in giro per l'Italia, fiducioso di trovare al mio fianco i tanti cittadini, associazioni, gruppi e Meetup, le forze sane delle istituzioni e della politica che ho incontrato in questi lunghi anni, che condividono la mia scelta e che si riconoscono nei valori della legalita' e della giustizia". (Agi)