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    Museo, se monta l’onda del “no”

    Riceviamo e pubblichiamo

    Da un’accurata e attenta lettura dei quotidiani locali in questi mesi, si ha una desolante presa di coscienza relativamente ad iniziative, manifestazioni, convegni, proteste in cui alcune associazioni, movimenti e gli immancabili politici che cercano di cavalcare l’onda, dicono “NO” su tutto e tutti.

    Negli ultimi tempi si dice NO alla centrale a carbone, ai troppi parchi eolici, al raddoppio del termovalorizzatore, alla temporanea uscita di pezzi pregiati dal Museo della Magna Grecia, alla spoliazione dell’Antiquarium di Locri ad opera dello stesso Museo della Magna Grecia, NO ai dati di Legambiente che sottolineano il ritardo di Reggio nella raccolta differenziata.

    Sempre tanti NO, che vorrebbero difendere da presunte aggressioni la provincia di Reggio Calabria.

    Sia chiaro, la scelta del NO non è una novità per Reggio Calabria e i suoi amministratori, perché i nostri politici ci hanno abituato ad alcune facili scorciatoie che si allontanano di molto dalla logica del “fare” e che si limitano ad ascoltare proposte altrui per giudicarle.

    Purtroppo a Reggio mancano le scelte, le decisioni, il coraggio di dire “SI” allo sviluppo sociale, economico e culturale che non arriverà mai con gli sbarramenti, ma solo con le prese di posizione nette e determinate a modificare l’attuale contesto. Ma chi vuole questo?

    Vorrei approfondire, arricchendole (spero) con proposte concrete, le ultime questioni relative alla questione di Saline Joniche e del Museo della Magna Grecia.

    Il dato oggettivo di Saline è che, in un mare di immobilismo, c’è l’intenzione di una multinazionale svizzera di realizzare nell’area che fu della Liquichimica una centrale a carbone di ultima generazione. Dall’altra parte cittadini, enti locali, associazioni più o meno titolate che si oppongono con fermezza al progetto. Secondo me, occorre che tutti, dico tutti, facciano un passo indietro. È necessario aprire un tavolo di trattative fra amministratori, soggetti locali rappresentativi, tecnici, la multinazionale svizzera, eventuali altri imprenditori interessati all’area, partendo da un comune assunto: in quell’area occorre produrre energia partendo dal presupposto che la Calabria e la provincia di Reggio Calabria devono diventare più autonome dal punto di vista energetico. È possibile che non si voglia capire che dipendere dall’energia altrui ci rende sempre più schiavi e aumenterà sempre e comunque le nostre bollette? È possibile che non si voglia capire che produrre energia significa produrre sviluppo? Quindi spazziamo via le solite trite e ritrite proposte di basso profilo turistico (Acquapark e prodotti tipici locali, sigh!) e concentriamoci sulla necessità di insediamenti produttivi. Chi si dovrebbe fare carico di aprire la trattativa? Gli enti locali. Mi auguro che il passo compiuto dall’Assessorato all’Ambiente della Provincia (primo fatto concreto in mezzo a tante parole) persegua la strada di un confronto senza pregiudizi e senza i facili populismi letti sulle pagine dei giornali.

    Questione Museo della Magna Grecia. Da giorni un gruppo di politici locali, in grande maggioranza del centrodestra, sta portando avanti una “battaglia” in difesa del Museo dicendo “NO” a presunte spoliazioni. Mi chiedo: questi politici quando inizieranno a fare “battaglie” dicendo “SI” allo sviluppo del nostro Museo. Ci siamo accorti che, nonostante i Bronzi e qualche altra scultura famosa, il Museo, di enorme valenza artistica, non attira? Anziché piangersi, confermando il lato triste della “regginità”, perché non organizzare eventi, mostre, chiedendo ad altri musei pezzi pregiati per brevi periodi? Perché Mantova è un fiorire di iniziative e Reggio e i suoi politici sanno solo fare propaganda elettorale aggredendo l’avversario? Perché, se di spoliazione si tratta (e ho seri dubbi…), la protesta inizia ad un mese dalle elezioni politiche? Vorrei infine chiedere ad alcuni amministratori pubblici locali di informare i cittadini se stiano facendo proposte positive per Reggio o si limitino, nelle loro passeggiate sul Corso in cerca di consensi, ad aggregarsi allo slogan gettonatissimo nella nostra città “Se una cosa piace, è merito nostro; se non piace, è colpa del Governo”.  

    Concludo con un auspicio: che ai “NO” sbandierati in tante manifestazioni vuote, si sostituiscano i “SI” di fatti chiari e alla luce del sole per il bene della nostra provincia.

    Perfino il “NO” alla mafia è inutile, se viene solo detto e non praticato attraverso progetti di carattere sociale, culturale, lavorativo, a sostegno di giovani che sono già stanchi di manifestare sempre “CONTRO” qualcosa e mai “PER” un progetto concreto.

     

    Domenico Paino

    Partito Democratico