• Home / CITTA / Ludovico Einaudi. Ed al Cilea è “Solo Piano”

    Ludovico Einaudi. Ed al Cilea è “Solo Piano”

    einaudijpg
    di Damiana Benavoli 
     
    Solo poche parole, pronunciate dopo l’esecuzione dei primi 2 brani del
    repertorio scelto per la tappa reggina del proprio tour Ludovico
    Einaudi, uno dei maggiori pianisti e compositori contemporanei, si
    conferma artista schivo e reticente.
    E’ piuttosto la forza comunicativa delle sue note a prendere il
    sopravvento, in un teatro che, per l’occasione, è riuscito a
    raccogliere un folto pubblico composto, perlopiù, da giovani,
    provenienti anche dalla provincia reggina.
    Allievo di Luciano Berio al Conservatorio di Milano, Ludovico Einaudi
    affianca all'attivita' di compositore quella di concertista, sia come
    solista, sia con un ensemble che contempla diversi esecutori.

    Autore – tra l'altro – delle musiche dei film di Andrea De Carlo (Treno di panna) e Dominick Tambasco (Giorni dispari) Einaudi ha realizzato la colonna sonora per il film di Giuseppe Piccioni Fuori dal mondo. Nanni Moretti ha inserito nel film Aprile alcuni brani dalla raccolta di ballate per pianoforte "Le onde".
    Una musica, la sua, che affonda le radici nella tradizione classica con l'innesto di elementi derivati dalla musica pop, rock, folk e contemporanea, arricchita da una personalità artistica che, in assoluta semplicità, lo pone in un’aura di fascino e di imperscrutabilità.
    Per il pianista torinese la scelta del repertorio da eseguire, così come ribadito dal palco del Cilea, “è una questione casuale – spiega  – che muta a seconda della città che mi ospita e delle sensazioni che vivo in quel momento”. Quelle stesse sensazioni che poi, una volta sul palco, lui e il pianoforte,  raccontano con un mood di sapore malinconico tra percorsi e significati di cui è lo stesso spettatore a darne significanza.
    Nelle quasi due ore di esibizione, Einaudi ha tenuto il proprio pubblico sospeso in un’atmosfera sognante, evocativa e improntata ad una poetica dolce quanto introversa, quasi impercettibile, affidata sapientemente all’uso della dinamica attorno a cui ruota l’essenza della musica dell’artista.
    Dissonanze “armoniche” create con tutte le sfumature del suono in una tavolozza di colori che vanno dal pianissimo, ineffabile, al forte e insistente ripetersi di accordi fino a dissolversi sul tema principale che ritorna quasi timidamente.
    In un gioco, quasi costante, di contrasti dinamici in cui prevale ora un senso di rilassatezza ora un senso di tensione, Einaudi sprigiona poi, anche nel suo stare sul palco, talune peculiarità che chiarisco, qualora che ne fosse bisogno, il senso profondo della sua musica.
    Uomo schivo e distinto, mantiene lo stesso aplombè anche sul palcoscenico, lasciando spazio solo a gesti impercettibili, come il carezzare, al termine di ogni esecuzione, la tastiera o il cantare, all’unisono e sottovoce, il tema del proprio componimento come fosse una sorta di contrappunto melodico, riprendendo quel vezzo che già fu di grandi artisti come Glenn Gould o di Keith Jarrett.
    Per il resto, una serata fatta di magiche atmosfere culminata in una standing ovation generale e nel meritato tributo che il pubblico reggino ha sentito di riconoscere all’artista torinese e alla sua musica.