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    La violenza nel calcio a 5

    da www.giuseppepratico.it 

    Quando uno sport è praticato in un ambiente chiuso, che sia un palazzetto o una palestra, la prima cosa che salta agli occhi è che non vi è alcuna limitazione fra il pubblico e gli atleti. Vi siete mai chiesti il perché?
    In effetti la domanda è tendenziosa poiché la risposta appare a prima vista facile, certo, si dice, uno sport come la pallacanestro o la pallavolo, sport nati nelle scuole e quindi da livelli di istruzione alti non necessitano di limitazioni poiché chi li pratica e anche chi li segue, ha una cultura tale da non trascendere dal puro e sano comportamento sportivo.
    Ebbene, in Italia si è riusciti nella mirabile impresa di trasportare il peggio del calcio dentro uno spazio chiuso.
    Il calcio a cinque è una disciplina che pur essendo a se stante dal calcio a undici è riuscita a perdere le proprie identità e a scimmiottare il calcio.
    Non più di 8-10 anni fa anche una città come Reggio Calabria era riuscita a raggiungere la massima serie del campionato di calcio a cinque. La cosa più bella e inorgogliente stava nel fatto che tutti i giocatori fossero di estrazione della provincia di Reggio Calabria e quindi vi era un grande partecipazione emotiva anche da parte degli spettatori. A mano a mano però il “cancro” calcio ha portato le varie società all’inseguimento dello straniero che poi è diventato oriundo che poi è andato in nazionale che poi è divenuto pilastro della nazionale italiana, con un piccolo difetto, gli hanno dovuto, fra le altre cose, insegnare perfino l’inno di Mameli e la federazione riesce perfino a vantarsi di essere divenuta una potenza !!!!!
    Ma con tutto questo dove si è arrivati?
    Leggendo da un paio di anni a questa parte i resoconti delle varie partite dei vari campionati delle varie regioni, si rimane quanto meno basiti.
    Sembra un bollettino di guerra, le cose più tranquille passano dai vari sputi a chi è nel campo, senza distinzione fra avversari e arbitri, ad agguati nei pressi degli spogliatoi a veri e propri duelli rusticani con tanto di coltelli e armi bianche, una vera e propria schifezza. 
    La colpa? Di tutti come sempre, di chi permette alle varie squadra di agire indisturbate come se lo sport non abbia a che vedere con la legge in generale, a chi ha scambiato una affermazione sportiva con una questione di vita o di morte, a chi ha messo in ballo tanti soldini poiché per vincere bisogna diventare forti economicamente,ma più di tutti quelli che sanno di tutto ciò, ma fanno finta di non sapere, di non vedere e di non sentire.
    Ma ditemi questa tipologia di intendere lo sport vi piace? E principalmente questo sport che cosa è?

    Maurizio Maisano