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    Il Piano Sanitario Regionale aspettando Serra

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    da www.sanitacalabria.it 

    Vince ma non convince. Il nuovo Piano Sanitario Regionale al centro del convegno organizzato dall’Associazione reggina Nuovapolis che ha visto alternarsi al tavolo dei relatori, nell’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti, esponenti di spicco della Sanità calabrese. Dallo stesso Assessore Spaziante, al suo collega Michelangelo Tripodi, al Presidente del Consiglio regionale calabrese, Giuseppe Bova. E poi l’onorevole Liliana Frasca, il direttore dell’Azienda Ospedaliera Bianchi-Melacrino-Morelli, Leo Pangallo. Un’occasione per discutere proprio di quel neo Piano Sanitario calabrese, tra emergenze quotidiane ed eventi


    che fanno rimbalzare la regione sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Ma anche un pomeriggio in cui si vuole pensare alla sanità regionale del futuro. Fatta di “umanizzazione della pratica clinica”, ma anche e soprattutto “organizzazione e centri d’eccellenza”. Passando per adeguamenti strutturali e valorizzazione delle professionalità esistenti. Si parla anche di Melito, del suo presidio ospedaliero. Di quanto accaduto di recente. Una volontà di chiusura che arriva dall’alto. Dall’esterno, dice qualcuno. In risposta a quelle visibili carenze. Una forza contrapposta che è quella del territorio, dei pazienti. Non si chiude. Bisogna andare avanti anche così com’è. È meglio di niente. Una resistenza ad oltranza, che suona un po’ come quella sulla Piana. Le strutture chiuderanno, se ne faranno altre. Intanto? Avanti, finché si può. Un Piano che proprio in questi giorni è al vaglio alla Regione. Se ne discute tanto. Va rivisitato, è il commento a più voci. Non solo per ragioni finanziarie ma in quell’ottica di risposte tangibili al territorio. Ai cittadini. Nel dibattito trova spazio di confronto anche la questione publico-privato. Le lunghe attese della prima, le risposte della seconda. Ma non sempre all’altezza. La cronaca degli ultimi giorni. L’ultimo caso di presunta malasanità, spinge a fare un’analisi breve ma efficace. La Sanità per troppo tempo è stata da queste parti sinonimo di affari. Che continui ad essere tale. Ma in positivo. “Basta, ad un privato di pessima qualità”. Poi tocca al Riuniti finire sotto la lente della discussione. Una struttura già vecchia dice qualcuno. Cosa ne sarà tra dieci anni? Gli ingredienti di un presidio reggino futuro come lo si vorrebbe, ha i sapori dell’urbanità, dell’umanizzazione, della socialità, dell’organizzazione, dell’interattività, dell’appropriatezza, dell’affidabilità. Ma anche e soprattutto di: innovazione, ricerca, formazione. Già quello dello Stretto non è un presidio universitario. L’età media dei medici è sulla cinquantina. Oggi non sarebbe pronto ad un cambio generazionale. Ma le sue qualità sono immutate. Almeno sul piano della ricerca. Il Riuniti ancora oggi continua ad essere rispetto ai suoi colleghi dell’intera regione, l’ospedale che produce di più in termini di ricerca clinica. Ma aspettando il domani, è già tempo di emergenze. Non quelle del caso che va a finire sui giornali, dice l’assessore regionale al ramo, Spaziante. Ma quelle singole di ogni parte del territorio. Quelle dell’ordinario. Nessuno ha mai detto che quel Piano debba rimanere immutato. Anzi. Va cambiato strada facendo, ma nulla toglie che si tratta del primo vero passo concreto per uscire dall’emergenza Sanità in Calabria. Una realtà, quest’ultima, fatta di tanti pezzetti di puzzle che ancora non riesce a fare rete. Si sta lavorando in questa direzione assicura. Piccole cose concrete ma tangibili. Collaborazione trasversale la chiama. È la sua ricetta per il cambiamento. È il suo punto di forza e se ne parlerà di nuovo il prossimo martedì davanti alla Commissione di Serra. È già tempo di un primo bilancio.