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    Gianni Nucera: “Lascio l’Udc perchè…”

    nuceraOnorevole Nucera,politica e società italiana quanto sono distanti oggi?
    La crisi della società italiana è lo specchio evidente di una povertà ideale e culturale della politica che riverbera i suoi riflessi negativi nell’immobilismo delle Istituzioni. I partiti segnano il  passo rispetto alla domanda sociale e di governo che la società impone e sono più che mai rinchiusi nei propri castelli dorati: senza costrutto, senza programmi e con le contraddizioni di una classe dirigente che non costruisce e, anzi, vivacchia piegata su se stessa, protesa a tutelare il  particolare e trascurando totalmente il bene comune.

    Le elezioni, la caduta del Governo Prodi. Berlusconi/Veltroni, che idea si è fatto?
    La sintesi dell’azione politica posta in essere dalla crisi del governo Prodi, con le conseguenti elezioni anticipate, ha posto i due leader nazionali Berlusconi-Veltroni, di fronte ad un’azione di responsabilità che in questo momento, sicuramente, rappresenta l’unica risposta politica seria alla domanda di una società che stenta a riconoscersi e va avanti come se avesse smarrito i  valori e le radici storico culturali che sono alla base del modello Italia.Dunque, un passo obbligatorio sta dicendo?
    L’esigenza di aggregare le aree culturali intorno ad omogenei schieramenti partitici diventa un fatto di necessità e di semplificazione del sistema politico, così come lo abbiamo conosciuto dal dopoguerra ad oggi. La destra, il centro-destra, il centro-sinistra e la  sinistra, non devono essere interpretati, nella nuova configurazione degli schieramenti, secondo i modelli del secolo scorso, ma in una visione moderna, ove le aree e le culture di riferimento creano un gioco di opzioni che rispondono alla libertà ed alla pluralità culturale di una società sempre più multietnica ed aperta alla globalizzazione, pluralista ed interclassista con strumenti di riferimento che esaltano i territori in una sistematicità organizzativa e di delega di compiti e funzioni dove la politica dei servizi sia il modo nuovo di avvicinare le Istituzioni ai cittadini. Questa è la scommessa che io leggo nella sfida Berlusconi-Veltroni e nella concentrazione dell’attenzione politica intorno al PDL e al PD.
    Un quadro tutto sommato chiaro ci sembra di capire…
    Apparentemente rimane aperto il dibattito sulla formazione delle liste per quanto riguarda “la questione cattolica”. Ma così non è. Infatti, già dalla Conferenza di Palermo dei Vescovi Italiani nel 1996, ed ancora oggi, si ribadisce l’opzione della scelta politica nei diversi schieramenti partitici dei cattolici ma si insiste sull’unità nei grandi valori della vita, dell’essenza dell’uomo e delle sue relazioni sociali. Pertanto, non ha più senso appellarsi ad eredi della storia dei cattolici democratici nelle conferenze e nei dibattiti o richiamarsi ai grandi principi della dottrina sociale della Chiesa, quando poi non si è coerenti nella testimonianza della quotidianità.
    Lei e l’UDC, cosa è cambiato per maturare una decisione così importante?
    Oggi l’UDC è un sistema organizzato di personaggi, con le dovute eccezioni, che protendono costantemente ad oscurare il partito con posizioni di dominio che da Roma dilaga nei territorio regionali attraverso una ristretta rete oligarchica  che soffoca il dibattito interno, gli spazi di libertà e con essa la democrazia, favorendo le lobby clientelari, di apparato e spesse volte nepotistiche.
    L’UDC era nato per rappresentare la continuità ed il patrimonio di valori di una cultura moderata che ponesse attenzione alla scuola del cattolicesimo democratico anche attraverso il coinvolgimento di movimenti e di associazioni cattoliche più illuminate e più aperte alle dinamiche sociali del nostro Paese. Così sosteneva Bottiglione. Invece, Casini e Cesa, specie in questi ultimi due anni, non solo non hanno mai voluto affrontare la questione morale nel partito, ma hanno tenuto una linea politica ondivaga e improduttiva, escludendo il coinvolgimento della base ai processi politici che si evolvevano e lasciando da parte qualsiasi dialogo con i movimenti cattolici, con il volontariato e con le istanze di una società marcata sempre più da un relativismo etico dilagante.
    Quindi non sono io a lasciare l’UDC, ma l’UDC che, abbandonando i valori su cui è nata, ha tradito le aspettative di tanti uomini di buona volontà che hanno posto la loro fiducia a dirigenti politici che evidentemente non la meritavano.
    Amarezza ma anche un’esperienza importante…
    Si interrompe questa esperienza con l’UDC con la consapevolezza di avere vissuto una stagione politica incontrando anche uomini e personalità che meritavano e meritano stima sul piano umano, ma senza rimpianti politici. Sono certo di trovare nella PDL esperienze e sensibilità che continueranno ad arricchire nel dialogo, nel confronto e negli spazi della democrazia, ulteriormente la mia esperienza, insieme a tanti amici che ancora credono negli atti ideali della politica nella continuità della tradizione autentica del cattolicesimo democratico e nella interpretazione dei bisogni antichi e nuovi della società moderna secondo il dettato della dottrina sociale della Chiesa, in una laicità ideale che, trova fonte e sostegno in un progetto solidale che ponga sempre l’uomo ed i suoi bisogni al centro dell’agenda politica quotidiana.

    gdg