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    GdF sequestra azienda agricola e reperti archeologici

    reperto_archeÈ stata portata a termine dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, appartenenti al Nucleo di Polizia Tributaria, una brillante operazione nel settore della tutela alla salute pubblica e del rispetto della normativa sanitaria. Durante il servizio sono stati anche individuati e sequestrati beni di valore archeologico. Le Fiamme Gialle, durante l’assolvimento dei loro compiti di istituto, avevano programmato un intervento nei confronti di una struttura ubicata nel comune di Gallico (RC) in cui erano detenuti numerosi animali da allevamento. Benché, infatti, fosse evidente una cospicua presenza di animali e di personale preposto ad accudirli e ad assicurarne la produttività, non risultava accesa alcuna partita IVA in merito all’attività svolta. Effettuato l’accesso i militari hanno avuto conferma di quanto ipotizzato, ovvero che fosse in atto una vera e propria attività di allevamento zootecnico finalizzata alla produzione e ad commercio di carni, derivati del latte e salumi. All’interno di un grande capannone adibito a vera e propria stalla erano sistemati quasi 500 animali di varie tipologie (suini, ovini, caprini, bovini, pollame ed anche colombi). Adiacente alla struttura ve ne era un'altra contenente le celle frigorifere per le carni (ve n’era quasi un quintale), per i salumi (oltre 150 e privi di etichettatura) e i latticini (oltre 100 formaggi e quasi 100 litri di latte), nonché le bilance, i coltelli e l’attrezzatura necessaria per eseguire le macellazioni. Ciò che era assente, invece, era la documentazione sanitaria necessaria a svolgere l’attività di macellazione e di produzione di alimenti. La perquisizione, che permetteva di rinvenire anche la pistola utilizzata per effettuare le macellazioni clandestine unitamente a quasi 200 cartucce,si estendeva anche ad altri due corpi di fabbrica insistenti nell’area. Uno di questi due altri edifici consisteva in un capannone al cui interno erano depositati, quasi a formare una vera e propria discarica, centinaia di carcasse di videopoker e congegni elettronici da intrattenimento dismessi. La presenza di un pozzo e di una falda acquifera, nonché la vicinanza agli animali, rendeva ancor più pericoloso lo stato di inquinamento in cui versava la discarica di rifiuti speciali. Evidenti erano anche le violazioni alla normativa edilizia atteso che la struttura risultava costruita senza le previste autorizzazioni. L’altro dei due edifici consisteva nell’abitazione del titolare dell’azienda agricola. La perquisizione ivi eseguita dai militari consentiva di rinvenire del materiale di chiara origine archeologica. Prontamente veniva interessata la sede di Reggio Calabria della Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria che inviava sul posto un esperto archeologo e confermava l’età dei reperti databile intorno al III-IV secolo a.C. Si tratta di un cratere a figure rosse di tipo campano, di una hydra anch’essa a figure rosse, di un anfora biansata a vernice nera e di un busto fittile di figura femminile panneggiata e con polos sul capo, acconciatura bipartita ed orecchini. Da evidenziare che le opere erano state ritoccate per colmare le parti mancanti e per risanare la vernice deteriorata creando immenso nocumento e danno all’opera di restauro che invece andava eseguita da professionisti con le tecniche adeguate del caso. I beni sono stati sottoposti a sequestro ed affidati al personale della Soprintendenza e custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.
    Tra le tante violazioni di natura penale contestate al titolare dell’azienda agricola (macellazione clandestina, inquinamento, violazione alla normativa edilizia, illecita detenzione di materiale archeologico, ricettazione) occorre anche aggiungere l’impiego di manodopera irregolare atteso che tra il personale dipendente figurava un immigrato indiano privo di permesso di soggiorno e che, per tale motivo, è stato sottoposto a rilievi segnalatici e destinatario di un provvedimento di espulsione da parte della Questura di Reggio Calabria.