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    Da Pdci e Rifondazione ancora un “no” alla centrale di Saline

    Riceviamo e pubblichiamo 

    In silenzio, senza badare al dissenso espresso dalle istituzioni e dai cittadini, la multinazionale svizzera Sei persevera nel progetto di realizzare una centrale a carbone a Saline Joniche. L’avevamo  denunciato ancora una volta nelle scorse settimane, sostenendo che la Sei stesse approfittando di una temporanea fase calante della mobilitazione per lavorare dietro le quinte. Adesso c’è la conferma che la Sei non ha affatto abbandonato i suoi piani e, dopo aver terminato un proprio studio di fattibilità, è pronta ad esplicitare il progetto.

    La conferma viene dalla Dott.ssa Fedora Quattrocchi dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in un’intervista rilasciata stamattina all’agenzia Ansa, annunciando che l’Istituto ha “già individuato circa 200 potenziali siti per lo stoccaggio dell'anidride carbonica”.  Si tratterebbe di “corpi d'acqua profondi dove l'anidride carbonica si può sequestrare in modo sicuro e con capienza sufficiente perché la CO2 rimanga nel sottosuolo”, di siti che dovrebbero essere di supporto alle cosiddette “centrali a carbone pulito” che si tenta di realizzare in varie parti d’Italia, Saline Joniche comprese. Il riferimento esplicito viene dalle parole della stessa Dott.ssa Quattrocchi, secondo la quale “un progetto verrà annunciato a breve e sarà in Calabria, da una compagnia diversa da Enel, dove si pone entro il 2015 la costruzione di una centrale a carbone a zero emissioni”. Ecco svelati gli altarini degli elvetici.

    Lo ribadiamo: quella del “carbone pulito”, del “clean coal”, è – per alcuni versi – solo una chimera e, per altri, una medicina che rischia di essere peggiore del male che intende curare. In primo luogo, non è vero che questa opzione permette di azzerare del tutto le emissioni di anidride carbonica e gas serra. In realtà, queste vengono  “sequestrate” e stoccate nel sottosuolo, in formazioni geologiche profonde. Più che eliminate, vengono soltanto nascoste, che possono arrivare, come conferma dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, fino a 2 mila metri sottoterra.

    Inoltre, rispetto alle centrali di vecchia concezione, non sono minori i rischi per la salute umana e l’incolumità delle popolazioni. Rischi che crescono per le comunità che vivono in zone sismiche come la nostra. L’anidride carbonica iniettata vicino a faglie sismiche, aumenta il rischio di terremoti, a causa della capacità della CO2 di produrre una lubrificazione delle zolle geologiche, sollecitandone lo spostamento. Lo dimostrano studi scientifici attendibili. I quali sostengono, inoltre, come  i gas serra, se iniettati nel sottosuolo, causano una conversione chimica che può inquinare le acque potabili. L’aumento di acidità che fa sì che elementi chimici pericolosi, fra i quali i metalli pesanti come arsenico, nichel,mercurio e cadmio, filtrino fuori dalla formazione geologica. Una sciagura per gli abitanti delle zone limitrofe alla centrale!

    Restano, pertanto, e si rafforzano la nostra assoluta opposizione ai piani della Sei e l’appello lanciato a tutti gli Enti locali, le forze politiche e le associazioni, affinché non si abbassi la guardia e non si indietreggi di un solo passo contro l’ennesimo ecomostro imposto alla Calabria.

     

    Reggio Calabria, 10 marzo 2008

     

    I Consiglieri Provinciali

     

    Omar Minniti (Capogruppo Prc)

     

    Pino Mazzaferro (Capogruppo Pdci)