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    CGIL verso nuovo modello Confederalità

    cgil

                                  di Anna Foti

    La CGIL compie cento anni e nel suo bilancio sono vivi la consapevolezza di un ricco patrimonio di esperienza vissute accanto ai lavoratori e il desiderio di fare meglio e di più. Forte di una tradizione che non si è lasciata sopraffare dalle difficoltà e dai cambiamenti, la CGIL mette in campo adesso il proposito di tracciare un rinnovato percorso in cui i mutamenti politici, sociali


    ed economici, intervenuti nell’ultimo secolo, divengano risorse e stimoli. Questo lo spirito con cui la CGIL di Reggio Calabria ha lavorato nella giornata di ieri in occasione della Conferenza di Organizzazione, riconoscendo in questo strumento di confronto e decisione una preziosa opportunità per cominciare ad operare il cambiamento. Numerosi gli interventi che si sono succeduti nel salone “Nicholas Green” del palazzo del Consiglio Regionale, attente le analisi e le considerazioni nei confronti di una dimensione sindacale che, pur conservando la congenita ispirazione di tutela dei diritti del lavoratore, necessita di misurare nel tempo le proprie dinamiche operative e i propri modelli organizzativi con le trasformazioni della società. Le criticità maggiormente pungenti dell’attuale mondo del lavoro sono la precarietà e, alla luce dei drammatici fatti dei mesi scorsi non da ultimi i tragici accadimenti di Molfetta, la sicurezza sul luogo di lavoro. I sindacati in primo luogo, per loro vocazione di aderenza piena e costante al mondo del lavoro, devono confrontarsi con tutto ciò. In particolare, sotto il profilo organizzativo si intende fare convergere le risorse verso quella confederalità che riscopra una uniformità di indirizzo, potenziando l’offerta dei servizi a livello territoriale, senza frammentare gli stessi e sprecare risorse. “E’ ragionevole, infatti, immaginare –  ha spiegato il segretario generale CGIlL Reggio Calabria – che un lavoro sempre parcellizzato e sempre meno riconducibile ad un “controllo” sindacale (organizzativo e negoziale) di tipo tradizionale e verticale si possa aggredire con successo, solo con una potenziamento della confederalità, nella sua accezione più vasta di rete, compreso una qualificazione e potenziamento dei servizi di Front Office che la nostra Camera del Lavoro ha iniziare a praticare con successo”.  Una riconquista di spazi, una voglia di essere presenti in modo più efficace. Questi gli obiettivi alla base di questo progetto di riassetto che recupera il modello di rete proprio della confederalità, puntando molto sulla centralità del territorio e del radicamento dei servizi e sul riposizionamento dell’organizzazione. Tutto ciò valorizzando la funzione cardine della Camera del Lavoro nel territorio. Sulla necessità di recuperare questa centralità ha riferito anche Mario Caroleo del patronato Inca di Locri sollecitando il modello di confederalità per contrastare “il lento e progressivo superamento delle Camere del Lavoro, sensori naturali della CGIL, punti di riferimento e di aggregazione, presidio di rappresentanza del territorio”.  Lo stesso Francesco Alì richiama la necessità di un lavoro trasversale che sia espletato in raccordo con il sistema dei servizi e che riconosca nella Camera del Lavoro una vera e propria cabina di regia e coordinamento. Di  non trascurabile entità anche il fatto che il rapporto diretto con i lavoratori diventa sempre più complesso. Non si può, infatti,  prescindere da cifre allarmanti come quelle relativo alle morti bianche – 1200 solo nel 2007 – e del lavoro nero. I problemi del lavoro sommerso e quello della sicurezza, drammaticamente dirompente nella recente cronaca, rafforzano l’intento di una maggiore presenza accanto al lavoratore e di un maggiore insediamento. “Siamo un soggetto con meriti ed errori  – dichiarato Vera Lamonica, segretaria regionale della CGIL – ma siamo disposti a metterci ancora in discussione, rivendicando il nostro ruolo di interlocutore e portavoce dei lavoratori e del territorio. Sottolineando che  la programmazione comunitaria potrebbe costituire una grande opportunità, rimettiamo ancora sul tappeto nodi cruciali che impediscono alla nostra Regione di decollare: Piano Lavoro che affronti il dramma della precarietà  e un Piano Sanitario che ripristini l’attenzione alle fasce più deboli. Noi chiediamo un cambiamento che, nonostante non accada nulla, non è impossibile”.