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    8 marzo: ma c’è veramente da festeggiare?

    Riceviamo e pubblichiamo 

    Ci ritroviamo come sempre a celebrare questo 8 marzo ma è veramente da festeggiare?????

    100 anni ………….

    Sono tanti ma non sono bastati……….

    Le donne italiane hanno avuto il diritto al voto per la prima volta il 2 giugno 1946 e la nostra Repubblica è nata proprio sotto questo segno di eguaglianza.

    Da allora si è avviato un grande percorso di crescita: per il diritto al lavoro ed alla parità, per  l’accesso a tutte le carriere, per un nuovo diritto di famiglia.

    L’ultimo vantaggio è stata la modifica dell’art.51 della Costituzione che dovrebbe garantire alle donne maggiori opportunità e  facilitarne l’effettivo accesso nella vita politica e sociale dell’Italia.

    Il nostro è stato un Paese che ha raggiunto orizzonti e conquiste di civiltà, di democrazia e di diritto anche su temi complessi come il divorzio e l’aborto.

    E’ stato un Paese nel quale ci è distinti sui programmi politici non sulle identità religiose, perché la laicità non è un valore che ci deve distinguere: anche i laici hanno valori etici, principi etici irrinunciabili.

    Invece nel terzo millennio l’Italia è il Paese che non consente che le possibilità messe a disposizione dalla scienza siano accessibili a tutti i cittadini, rimandando alla coscienza dei singoli le scelte etico – morali.

    E’ il Paese dove una parte (a mio giudizio minoritaria nel sentire comune)  

    • ha fatto in modo, con l’approvazione della L.40/2004, che  esistano norme vessatorie nei confronti delle donne, norme fortemente invasive e violente per il loro corpo e per la loro autodeterminazione, norme che mettono in pericolo il diritto alla salute dei cittadini
    • tenta di mettere in discussione la Legge 194 “Norme sulla tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, una buona legge che, nella sua sperimentata applicazione, le donne hanno usato facendo valere la propria autonomia.

    Ed oggi la vuole snaturare con continui insidiosi tentativi di colpire ciò che da sempre non vuole accettare: il principio di libertà e responsabilità della donna nella procreazione che la Legge 194/78 sostiene con il riconoscimento a lei della decisione finale.

    E’ il Paese dove

    la donna  è ancora percepita come oggetto sessuale o come principale responsabile della crescita dei figli;

    dove l’occupazione femminile è aumentata, ma le donne sono vittime di una grave “segregazione professionale”: gli impieghi sono spesso precari o part – time, quasi sempre a basso salario ed i posti di potere rimangono invalicabili;

    dove le peggiori condizioni economiche unite alla mancanza di strutture pubbliche per l’infanzia costringono quasi una donna su cinque a lasciare il lavoro dopo il primo figlio;

    dove manca ancora una divisione equa e giusta delle responsabilità domestiche e familiari,  soltanto l’!% dei padri usufruisce della paternità prevista per legge;

    dove rimane alta la violenza domestica, la difficoltà di accesso ai servizi sanitari per le donne più povere o immigrate.

    D’altronde la vita politica italiana è lo specchio della condizione femminile nel nostro Paese.

    Con un tasso di parlamentari donne attorno al 10% il nostro Paese è agli ultimi posti in Europa e nel mondo.

    Ma la sottorappresentanza femminile delle donne esiste anche nella magistratura, nei partiti, nei sindacati, è diffusa a tutte le dimensioni della vita pubblica.

    Consolidiamo l’esistente fronte comune per far sì che venga  sollecitato il mondo della politica, delle istituzioni a lavorare seriamente per il riequilibrio della rappresentanza di genere. Lavoriamo insieme seriamente per creare quelle condizioni necessarie che consentano alle donne più opportunità di partecipazione vera alla vita del nostro Paese e le facciano diventare veramente competitive.

    Franca MILAZZOComponente Commissione Pari OpportunitàComune di Reggio CalabriaPartito Democratico