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    Sequestro Noe presso la Sogas: interviene Fuda

    Il sen. Pietro Fuda, Amministratore Unico della SoGAS, replica così alle notizie apparse oggi sui quotidiani locali sulle operazioni in corso da parte del Noe all’Aeroporto dello Stretto:«Il Noe, Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, è stato all’Aeroporto dello Stretto per due ragioni differenti, che ritengo sia il caso di analizzare più nello specifico. Per il pontile sono state contestate presunte irregolarità procedurali di carattere autorizzativo, e non esecutivo. Irregolarità, appunto, presunte, ma comunque sanabili. Intanto il pontile è sotto sequestro. Abbiamo immediatamente presentato istanza di dissequestro, e siamo fiduciosi che la magistratura faccia al più presto luce sulla contestazione, chiarendo se l’irregolarità è stata sanata o se, invece, non esisteva. Ma la priorità assoluta rimane, a mio avviso, quella di completare l’opera nei tempi più brevi possibili, per poter aggiungere un’altra infrastruttura essenziale al trasporto integrato sullo Stretto, per il quale è in corso la manifestazione di interesse da parte del Ministero dei Trasporti, di 40 milioni di euro in tre anni per permettere la mobilità tra le due sponde. Mi sembra superfluo aggiungere che il previsto collegamento diretto tra Messina e l’Aeroporto non potrà prescindere dal pontile.La questione del sequestro del rudere, pomposamente definito “discarica abusiva”, richiederebbe tre diversi approfondimenti. Innanzitutto: di chi è la competenza dell’area e del rudere stesso? Abbiamo prodotto fin dal giorno della visita del Noe, all’inizio dello scorso dicembre, tutte le carte in nostro possesso: una fitta corrispondenza tra SoGAS, che come chiunque sa non è concessionaria totale del sedime aeroportuale, ed ENAC, al quale chiedevamo in concessione l’area ed il rudere in questione, situato oltre il varco carraio, in un’area marginale e in disuso, per poterla contemplare nel piano di adeguamento, riammodernamento ed ampliamento della zona “airside”. Quella, per intenderci, che inizia dalla nuova pista consegnata a febbraio dello scorso anno, prosegue con tutte le aree destinate alla sosta e alla manutenzione degli aeromobili e dei mezzi di rampa, compresa quella che stiamo costruendo per poter nuovamente ospitare i canadair, e termina con campi ed aree in disuso fino alla recinzione.La seconda domanda riguarda il materiale rinvenuto. Si tratta per lo più di quadri elettrici che sono stati smontati da ENAV quando è stata rifatta l’illuminazione della pista, e che qualcuno ha evidentemente appoggiato all’interno del rudere. Quadri elettrici, cavi, e quanto può essere tecnicamente definito “materiale da risulta” per i lavori effettuati da ENAV, più altri rifiuti, come lattine di olio vuote, lasciate da chi gestiva, per conto della Protezione Civile, i canadair. La terza domanda è consequenziale alle prime due: al di là della necessità di verificare di chi sia la competenza sul rudere e di chi abbia messo al suo interno il materiale rinvenuto, chi doveva vigilare per evitare che, come troppo spesso capita nel nostro Mezzogiorno, i residui dei lavori in corso venissero abbandonati nel primo posto utile? Ferma la necessità di fare chiarezza, subito, su ogni questione, non credo che sia compito dell’Amministratore Unico o della dirigenza SoGAS andare a cercare tra ruderi non propri qualcuno dei quadri elettrici che vi sono stati gettati. Non credo, soprattutto, che siano questi i problemi reali del nostro scalo, che sta conquistando a fatica il proprio ruolo nel panorama non solo dei trasporti, ma anche dello sviluppo dell’intera area dello Stretto, e che si trova tropo spesso bloccato anche e soprattutto dalla burocrazia e dalla “cultura del no”, come Veltroni ha definito in questi giorni la tendenza tutta italiana a congelare le opere pubbliche piuttosto che a consegnarle, completate ed operative, al territorio ed ai cittadini».