• Home / CITTA / Raddoppio Termovalorizzatore Gioia: avanti tutta!

    Raddoppio Termovalorizzatore Gioia: avanti tutta!

    termo1trisDiciamo subito una cosa: i lavori per il raddoppio del Termovalorizzatore di Gioia Tauro non si sono mai fermati. La paventata sospensione di 60 giorni per permettere una verifica di impatto ambientale sull’impianto, a quanto sembra è rimasta annuncio di fine anno targato Regione Calabria. Perché “qui non abbiamo mai ricevuto nessuna nota in merito”. Insomma nessun documento ufficiale è mai partito alla volta degli uffici del Termovalorizzatore. Quindi lavori avanti tutta, come ci conferma lo stesso numero uno dell’impianto gioiese

     Alessandro Giardiello. Giovane, genovese di origine, “adottato” calabrese prima “per lavoro”, poi perché affascinato da questa terra; per intenderci, è uno di quelli che ai suoi ragazzi pronti ad emigrare con una valigia alla volta del Nord, dice sempre di pensarci due volte. E sulle polemiche di questi ultimi tempi legate proprio al raddoppio della struttura dice: “non entro nel merito delle questioni di campanilismo”.

     

    termo2trisGià, perché dovete sapere che la struttura originariamente (a.d 2003 circa,) sarebbe dovuta nascere dalle parti di Cosenza per servire la Calabria Nord. Poi il niet degli ambientalisti e non di meno il fatto che costruire una seconda linea sulla base di quella già esistente a Gioia sarebbe venuto molto meno in termini economici, ha fatto il resto. Sia ben chiaro, spiega Giardiello, Veolia costruisce i suoi impianti con i suoi soldi. Nessuno ha chiesto niente “come dice qualcuno”. Vero è invece che quegli accordi con la Regione che quantificavano in circa 40milioni di euro i finanziamenti provenienti dalla Comunità Europea proprio per la questione rifiuti da queste parti, fino al momento si sono ristretti a sei. Quegli stessi fondi che hanno permesso alla provincia reggina e ai suoi residenti di vedersi ridurre le tasse in materia di ben 20 euro a tonnellata sulla media delle altre regioni.  

    Ma è storia recente che gli sconti sulle bollette non abbiano convinto gli ambientalisti che da tempo ormai (vedi emergenza Campania) hanno istituito un presidio proprio sotto “l’inceneritore”. La “salute prima di tutto”. Giardiello taglia corto sulla questione. “Le limitazioni in materia sono tra le più rigide in assoluto e Veolia, non si riferisce ad un quadro normativo che è solo quello nazionale ma proprio per il suo essere multinazionale ha strumenti di paragone anche in altre nazioni”. Tanto per fare un esempio, continua, “l’emissione di diossine, che tanto stanno tenendo banco in questi mesi, in un impianto di termovalorizzazione come quello di Gioia sono più basse dei limiti di legge. E tanto per capirci 100mila volte meno di quelle di un semplice cementificio”. E poi “basti pensare a realtà come Vienna dove è possibile trovarlo in pieno centro o la stessa Barcellona in Spagna, dove in una piazza su due livelli esiste un depuratore sotterraneo ed un inceneritore di ultima generazione nell’edificio accanto. E stiamo parlano di piena città”. Sulle minacce di “effetti collaterali” di quello gioiese Giardiello parla con grande fermezza. “Ci hanno accusato di essere i responsabili dello sforamento dei parametri per le centraline di Laureana e Polistena. Ma stiamo parlando di 15km di distanza da qui. La ricaduta delle emissioni va dai tre ai cinque chilometri”. E alla domanda se i venti possano comunque aver favorito lo spostamento delle polveri, il numero uno dell’impianto gioiese cala il suo asso dalla manica. “Le centraline avevano registrato un aumento nelle emissioni di monossido di carbonio (quello delle macchine per intenderci, ndr) noi cosa c’entriamo?”

     

    termo3tris“I dati sulle emissioni vengono inviati quotidianamente agli enti preposti e allo stesso Commissario ed è quindi molto facile verificarli”, continua Giardiello che aggiunge: “non molto tempo fa un team proveniente dall’Emilia Romagna è stato ospitato da queste parti per una serie di confronti e scambi di dati sui Termovalorizzatori (in Emlia ce ne sono nove). “Ebbene i loro studi, una voce quindi fuori da quella nostra che spesso viene detta di parte, hanno dimostrato che anche ammesso che si chiudesse oggi il Termovalorizzatore di Gioia, sulla Piana l’incidenza dell’inquinamento si ridurrebbe dal 2 ad un massimo del 5%. Niente di più”. Insomma, fa capire Giardiello, il resto “non è roba nostra”.  E poi, chiosa: “bisogna ricordarsi che se è vero che la Veolia detiene l’impianto, in ultimo questo è pubblico” e quindi semplicemente commissionato all’azienda.

     

    Già, Termovalorizzatore sì o no? Una parte di movimento ambientalista non si dice completamente contraria alla loro realizzazione. Chi come ad esempio invece vive nell’area della Piana, si dice sinceramente preoccupato. “La nuvola nera”, come la chiamano loro, oggi non c’era. Il camino, come viene tacciato da queste parti, è spento nonostante una lunga fila di camion sia in attesa già dalle prime ore del mattino davanti alla sbarra d’accesso alla struttura. Un po’ di “cattivo odore” arrivando forse, ad essere sinceri, sì. Indubbiamente tutti d’accodo che il futuro debba andare verso la raccolta differenziata. E la stessa struttura gioiese, ci spiega Giardiello, è attrezzata per questo. “Noi non la facciamo, ma credeteci quando diciamo che saremmo i primi ad esserne felici”. In pratica, di spiega, quello che si brucia dentro il Termovalorizzatore è il “rifiuto migliore” che non va a finire per riempire le discariche. E’ il cosiddetto “materiale secco”. Un combustibile che bruciando produce appunto energia, da qui il termine stesso della struttura. “Ci capita spesso di vedere arrivare camion che magari portano in mezzo ai tanti rifiuti anche lavatrici o simili che non vanno assolutamente bruciati e allora ci tocca spedirli allo smaltimento. Sempre a carico nostro. Facendo una vera raccolta differenziata, qui il lavoro di controllo sarebbe di parecchio ridotto per noi”.

     

    termo4tris Resta poi la questione del quanto in effetti sia possibile fare raccolta differenziata. Al massimo, dice un 60%. E il restante 40? “Andrebbe comunque fatto bruciare”. L’idea della “filosofia rifiuti zero” è improponibile a meno che non si cambi radicalmente stile di vita tutti. E comunque, anche ammesso, servirebbero degli anni. Il Termovalorizzatore, chiosa Giardiello è un qualcosa “di necessario ma non è nocivo come lo si vuol fare apparire”. L’ultima battuta è su quell’America del Nord che qualcuno vuole all’avanguardia in materia, “la terra senza termovalorizzatori” per eccellenza. Da molti presa come esempio. Giardiello sorride: “già, la stessa terra che non ha voluto firmare il Protocollo di Kioto. Fate un po’ voi…”

                                                                                                                                         gdg