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    Quanti pizzini a casa Condello!

    ''Bernardo Provenzano in confronto era un dilettante''. La battuta sfugge ad un investigatore, ma ben sintetizza l'uso metodico che ''il supremo'' della 'ndrangheta, Pasquale Condello, finito nella rete della giustizia dopo 20 anni di latitanza, faceva dei ''pizzini'', i biglietti con gli ordini per gli affiliati resi famosi dal capo della mafia siciliana. Di ''pizzini'' Condello ne scriveva molti. E molti ne sono stati trovati nella casa del rione Pellaro, alla periferia sud di Reggio Calabria, dove il boss viveva da alcune settimane. Adesso potrebbero diventare una miniera di informazioni utili a scardinare l'intero organigramma della cosca. E' per questo che neanche una mezza frase di quelle vergate a mano da Condello penetra il muro di riserbo innalzato dagli investigatori. ''Non vogliamo assolutamente citare quanto e' contenuto in quei manoscritti – spiegano gli inquirenti – perche' vogliamo prima decriptarli poiche' si tratta senza dubbio di messaggi cifrati. Non vorremmo che quelle parole possano offrire un'arma di difesa ai suoi complici''. Nei ''pizzini'' di Condello non ci sono codici cifrati, ma tanti soprannomi e parole che gli investigatori sono convinti siano state utilizzate con un senso diverso da quello reale. Condello, comunque, non viveva di soli ''pizzini''. Amava l'abbigliamento griffato e trascorreva le sue giornate nella lettura di celebri autori accompagnata da un sorso di champagne francese di marca (ne sono state trovate tre bottiglie nell'appartamento in cui e' stato bloccato) in un ambiente confortevole, ma non lussuoso. Un appartamento, dicono adesso gli investigatori, che riflette il carattere del boss. Anche ai carabinieri, infatti, Condello, infatti, ha trasmesso la sensazione di avere di fronte un vero capo di 'ndrangheta con quella ''correttezza'' criminale che deriva dal suo ruolo. Quando i militari lo hanno immobilizzato si e' limitato a dire: ''Non c'entro niente con queste inchieste, con la guerra di mafia e con le nove ordinanze che avete emesso nei miei confronti''. Parole che non hanno in alcun modo scalfito la convinzione dei carabinieri di avere centrato un risultato ''storico''. La ''caccia'' a Condello era iniziata nel 1988. Il boss, dopo essere stato arrestato per associazione mafiosa, usufrui' dell'istituto, allora in vigore, della cauzione. Verso' 100 milioni delle vecchie lire allo Stato, usci di carcere e si dileguo'. Da allora e' stato tutto un inseguire ed un fuggire. Negli ultimi mesi, i Ros avevano intensificato gli sforzi, aumentato i pedinamenti, gli appostamenti, i controlli, senza poter contare sulla collaborazione di nessuno della cosca. Nelle ultime settimane, giorno dopo giorno, nei segugi dell'Arma e' maturata la convinzione che Condello si nascondesse in un appartamento situato in un paio di edifici nel rione Pellaro. Ieri sera il blitz. Un centinaio di carabinieri del Ros e del Goc, il Gruppo operativo Calabria, hanno circondato gli edifici, poi, piccole squadre composte da cinque militari hanno fatto irruzione in alcuni appartamenti. Ed in uno hanno trovato il superlatitante. Dopo la notte trascorsa nella sede della Scuola allievi carabinieri, stamani, il ''supremo'', capelli e baffi bianchi, irriconoscibile rispetto alle foto segnaletiche, e' stato fatto salire a bordo di un elicottero dell'Arma per essere trasferito in un carcere di massima sicurezza del nord. Tra i due carabinieri del Ros, Condello e' apparso tranquillo, assumendo l'atteggiamento del vero capo. ''Sono certo della graniticita' di Pasquale Condello. Ha dimostrato di essere un autentico rappresentante dell'antistato e non, fatemelo dire, un tragediatore'', e' stato il commento del coordinatore della Dda reggina, Salvatore Boemi. (ANSA).