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    Protocollo antiracket: il comma della discordia

    Tra le "clausole" del protocollo firmato oggi a Palazzo San Giorgio, una in particolare ha acceso una discussione dove non ha regnato la concordia.

    Un confronto probabilmente più sulle complicazioni burocratiche che sugli effetti che il testo avrebbe prodotto se sottoscritto, e fatto rispettare, tra le parti. Questo il comma del protocollo d'intesa oggetto di discussione prima e successiva soppressione.

    Individuazione di un funzionario di ciascuna delle associazioni, appositamente delegato, che segnala, con comunicazione formale e sottoscritta alla Prefettura, qualunque notizia, anche anonima, di cui si è venuti a conoscenza, comunque connessi al delinquenziale svolgimento di attività nel terziario o, altresì, che consentano l'individuazione degli autori o mandanti di atti criminosi, con responsabilità diretta o in concorso, anche esterno, per i reati di estorsione, usura, corruzione, concussione, associazione di tipo mafioso.


    Questa clausola non ha trovato ospitalità ed al suo posto, in sostituzione, è stata decisa l'introduzione della seguente formula decisamente meno "complessa".

    Adozione di un protocollo, sottoscritto da tutte le Organizzazioni datoriali, attraverso il quale le stesse si impegnano alla sospensione dall'associazione di tutte quelle aziende, e relativi titolari, che omettono di denunciare i responsabili di atti di natura estorsiva accertati e perpetrati nei confronti dello stesso associato.


    La differenza è notevole.

    L'istituzione di un "funzionario" che segnali ogni notizia di cui venga a conoscenza anche attraverso canali anonimi relativa ad attività criminosa, probabilmente, avrebbe potuto innescare meccanismi non sempre trasparenti nella gestione delle notizie di reato. La stessa Prefettura si sarebbe trovata a dover filtrare con non poco disagio notizie, anche anonime, senza la dotazione di appositi poteri di intervento.

    Cultura del sospetto o prudenza istituzionale, questo sembra non avere importanza, hanno portato all'eliminazione della figura del "delatore" di cui ogni associazione si sarebbe dovuta dotare. 

    In cambio arriva una norma che impone ad ogni associazione di categoria l'espulsione dei propri membri che non denuncino l'imposizione della "tangente".

    Antonino Monteleone