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    Processo “Ramo Spezzato”, Rinviati a giudizio Nino e Carmelo Iamonte

    di Lucio Musolino 

    Il gup Paolo Ramondino ha rinviato a giudizio i fratelli Nino e Carmelo Iamonte nell'ambito del processo "Ramo Spezzato". Figli del più noto boss di Melito Porto Salvo Natale Iamonte, i due imputati sono accusati di associazione mafiosa, estorsioni, trasferimento fraudolento di valori in capo a prestanome di beni mobili, immobili e società operanti nel settore della macellazione di carni oltre che di commercializzazione di carni nocive. 

    Nino e Carmelo Iamonte, in sostanza, sarebbero riusciti ad avere il monopolio delle macellerie nella cittadina del Basso Jonio reggino. Quando i legittimi titolari si rifiutavano di cedere l'esercizio commerciale, sarebbero cominciate le minacce e le intimidazioni.

    Così è capitato all'imprenditore Saverio Foti che, per essersi opposto al volere della cosca Iamonte, ha subito il danneggiamento di un campo di ulivi. A differenza degli altri taglieggiati, Foti ha denunciato i suoi estorsori e ha denunciato tutto al commissariato di Condofuri, diretto da Giuseppe Pizzonia. E' stato costretto a entrare, assieme alla famiglia, nello speciale programma di protezione per i testimoni di giustizia e si è costituito parte civile nel processo "Ramo Spezzato".

    Partite le indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Dda Antonio De Bernardo, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire un sodalizio criminale in cui, a vario titolo, sono rientrati i due Iamonte, il loro factotum Sergio Borruto, i numerosi prestanome, i fornitori di carne avariata che veniva venduta nelle macellerie melitesi e persino un veterinario dell'Asl 11 di Reggio che avrebbe modificato gli "orecchini" (i cedolini) degli animali destinati alla macellazione.

    Per tutti gli imputati che hanno scelto il rito ordinario, il gup Ramondino ha rinviato al prossimo 18 marzo invitando il pm a rivalutare le imputazioni alla luce delle udienze preliminari.