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    Pensioni, proposte di protocollo tra Triplice e Amministrazione

    “Meno tasse, più salari, più pensioni”. Questo lo slogan dell’incontro di oggi organizzato dalla triplice sindacale. Un appuntamento spiega Francesco Alì della CGIL, che segue la raccolta di firme in piazza Campagna di venerdì scorso. Sul tavolo del dibattito: le linee guida della piattaforma concepita per avviare la concertazione sul tema delle pensioni. I cittadini sono tartassati da ben tre forme di imposte: nazionali, regionali, comunali. A questo va aggiunto un costo della vita che è sempre più alto. E qui stiamo parlando anche di beni di prima necessità, cui si aggiungono gli affitti sempre più cari. Un paniere quello dell’Istat che con i suoi prodotti ormai in alcuni casi desueti, non corrisponde più alla vita media di una famiglia italiana. Il tutto, insieme, contribuisce alla perdita del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni stessa. Al Sud e nella nostra provincia, concordano, Antonio Mammì, Cosimo Piscioneri, Francesco Alì, Pino Zito, Giovanni Catalano e Demetrio Marra, in rappresentanza  delle diverse sigle sindacali, “c’è il più alto numero di pensioni minime, 500 euro quando va bene”. Il problema poi sono quelle troppe famiglie monoreddito, la precarietà del lavoro. Ma indubbiamente quella dei pensionati rasenta i termini di “un’emergenza” dicono. Da qui l’idea e la proposta di contrastare la crescita dell’imposizione locale, contenendo così almeno in parte i disagi delle famiglie attraverso la formulazione di protocolli d’intesa con gli enti competenti sul territorio. Partner e protagonisti in questo senso dunque, proprio le amministrazioni locali. Chiamate tra l’altro entro il prossimo 31 marzo a realizzare i propri bilanci. “Bisogna capire quanto viene investito in termini di spesa sociale se si vuole risollevare la situazione”, tuona la triplice sindacale. L’idea è quella di un comune pilota in questo senso, pronto a raccogliere la sfida. Pronto a mettere in gioco i suoi parametri di spesa nel settore per aiutare le famiglie che ormai rischiano sempre più di non arrivare neanche alla seconda metà del mese. Il momento scelto non è poi un caso. Siamo in campagna elettorale, dicono, e le promesse sono tante. Bisogna far capire ai cittadini quali sono le risposte necessarie e chi è disponibile in tal senso ad impegnarsi concretamente