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    Omicidio Molè, quali chiavi di lettura?

    Gli hanno sparato quattro colpi di pistola calibro 9 alla testa decretando cosi' la fine di uno dei massimi esponenti di quella che gli investigatori definiscono l'''aristocrazia'' della 'ndrangheta, scatenando un vero e proprio terremoto tra le cosche del reggino e, probabilmente, la ripresa della guerra di mafia. L'omicidio di Rocco Mole', 42 anni, ucciso in un agguato a Gioia Tauro, non puo' non essere definito eccellente nel panorama criminale. Condannato in appello ad un ergastolo e a 12 anni di reclusione per una serie di reati gravissimi, tra cui alcuni omicidi, Mole' era il reggente di una cosca storica della 'ndrangheta. I Mole' sono stati e sono da sempre gli alleati piu' fidati dei Piromalli, la famiglia di 'ndrangheta forse piu' nota, quella che gesti' il passaggio delle cosche in moderna organizzazione criminale, legando gli affari del costruendo porto di Gioia nei primi anni '70 al salto di qualita' della vecchia onorata societa'. Sono stati i Mole', per conto di questo patto federativo, a gestire gli affari legati al narcotraffico, in contatto con le cosche del centro e del nord Italia e con i cartelli colombiani. Non solo, grazie al controllo del porto, i Piromalli-Mole' hanno potuto sviluppare ulteriori attivita' illegali, senza escludere il traffico di armi da Bosnia e Croazia. Rocco Mole', sorvegliato speciale di ps, terzogenito del vecchio boss Nino Mole', morto due anni fa per cause naturali in carcere, stamani, a bordo di una minicar (di quelle che si guidano senza patente), si stava recando in un terreno agricolo di sua proprieta' alla periferia di Gioia Tauro, come faceva quasi tutti i giorni. Due sicari lo hanno affiancato a bordo di una moto, quindi il passeggero ha sparato tre colpi di pistola raggiungendo Mole' alla testa. La vettura si e' fermata sul ciglio della strada ed i sicari hanno esploso il colpo di grazia. Sul posto sono intervenuti il coordinatore della Dda di Reggio Calabria, Salvatore Boemi, il procuratore di Palmi, Vincenzo Lombardo, il capo della squadra mobile reggina, Renato Cortese, ed il suo vice, Renato Panvino. Subito sono scattate perquisizioni e controlli a pregiudicati ed un controllo capillare del territorio da parte di polizia e carabinieri. Ma la domanda che si pongono adesso magistrati ed investigatori e' una sola. Cosa succedera' adesso? A caldo, ha spiegato un investigatore, e' difficile fare analisi, ma di certo l'omicidio di Mole' ''lascia aperta la porta ad ogni scenario, anche inquietante''. In particolare gli scenari presi in esame sono due: o si e' trattato di una questione interna, ed allora probabilmente non ci saranno conseguenze, oppure siamo all'inizio di una nuova guerra di mafia. Un rischio che i vertici della Dda avevano ipotizzato lo scorso anno, quando, basandosi su notizie dell'intelligence, evidenziarono il pericolo di ''una nuova fase dell'azione del crimine organizzato che nel breve volgere di pochi anni quasi certamente transitera' verso una nuova e totale guerra tra le cosche, pronte a contendersi gli investimenti comunitari, gli investimenti governativi e regionali, e, soprattutto, gli investimenti privati che operatori economici anche esteri hanno gi… programmato per l'immediato futuro''. E' questo lo scenario che si apre adesso a Gioia Tauro e nel reggino? Per saperlo sara' necessario aspettare le prossime settimane perche', spiega un investigatore, ''non e' possibile toccare il casato Mole' senza aspettare una risposta''. (ANSA).