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    Nicolò (An): “Consideratemi pazzo, lasciatemi morire da pazzo”

    Dal caporuppo di An in Consiglio comunale, Antonio Nicolò, riceviamo e pubblichiamo 

    Rallegratevi con me, signori miei, perché io non sono più Don Chisciotte della Mancia, ma Alonso Chisciano…….Ormai mi sono odiose tutte le storie mondane della cavalleria errante.Ho vissuto da pazzo , ma adesso voglio morire da savio.Con queste parole concludeva la sua vita Don Chisciotte. Anche oggi i medici sembrano essere rinsaviti (dunque anche io, che sono medico?) e lo fanno con una dichiarazione del loro Presidente.Le pazzie della sanità sono da attribuire ad alcune variabili (ambulanze obsolete , viabilità sconnessa e fatiscente, organici ridotti e cianfrusaglie varie).“Non è certo colpa dei medici se mancano i requisiti minimi per rendere una struttura sanitaria in grado di erogare servizi”.“Facciamo fronte comune medico e paziente, per non assistere più a casi di malasanità”.Elementare Watson direbbe il detective Sherlok Holmes.Il caso è risolto! Non sono in punto di morte (a proposito di sanità) e pertanto consentitemi di restare, ancora, nella mia “lucida follia”.Non capisco dove si voglia “andare a parare” con certe enunciazioni, né tanto meno ne condivido la “cura” proposta.Inascoltati sono stati i miei tanti richiami (sui giornali) sulla “sanità malata” e non sulla conseguente “malasanità”. Dire che la classe politica ha distrutto la sanità è riduttivo (nonostante sia la verità) e da qui a breve espliciterò il mio concetto.Oggi dopo che sono “scappati i buoi” vogliamo chiudere la stalla !Ippocrate, lo troveremmo disteso su un lettino di un “bravo analista” se fosse vissuto ai giorni nostri.Mi domando e chiedo al Presidente dell’Ordine se ancora esiste quella che era considerata “una missione” , di fare il medico ?Se cosi è, il medico non ha l’obbligo morale di tutelare il paziente, quando si accorge di “disservizi” vari che pregiudicano il “suo operato” ?Ed ancora chi dovrebbe denunciare tali disservizi, lanciare l’allarme?Oggi non serve prendere le distanze dalla politica, quando è ad essa che si è ricorso per essere nominati primari, per essere tutelati nel fare i “propri comodi” (vedi il gran numero di medici che svolgono attività esterna libero-professionale e che usano l’ospedale quale “appendice” da usare al bisogno), e per essere “utili” nell’esprimere, pubblicamente, “al bisogno” l’efficienza della struttura dove lavorano” per poi lamentarsi privatamente.Caro Presidente, Lei è uno di quei medici (conosco bene la sua professionalità) con il quale ho lavorato e costruito per anni delle cose positive per l’ammalato, e dunque non è Lei l’obbiettivo della mia “filippica”.Ho visto per molti anni la “processione vomitevole” di molti medici pronti a “genuflettersi” al Direttore Generale di turno, per non essere “arrabbiato” e “deluso” da tutto e da tutti.Ho visto per molto tempo “l’ignavia” di colleghi ed il loro “menefreghismo imperante”.Capisco che oggi siamo caduti molto in basso e dobbiamo “attaccarci” a qualsiasi maniglia  (non in senso di raccomandazione)a portata di mano. Ma dobbiamo stare attenti a non restare, alla fine, con la “maniglia in mano” se questa non è fissata a qualcosa di resistente.Ricominciamo a recuperare la “dignità” del ruolo che occupiamo, esigiamo il rispetto del nostro lavoro (da parte dei politici ed “affini vari” che orbitano nel pianeta-sanità), pretendiamo di essere messi in condizione di poter svolgere adeguatamente il nostro “servizio”, cerchiamo di far premiare i migliori e quelli che lavorano (che oggi sono, puntualmente,penalizzati. E potrei continuare all’infinito ma mi fermo.Un consiglio, lasciamo fare ai pazienti quelli che sanno fare (loro mal grado): i malati. Noi cerchiamo di fare “meglio” quello che dovremmo sapere fare: i medici.Per me, una solita cosa vi chiedo: consideratemi pazzo e lasciatemi morire da pazzo.