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    I “Circoli del fare” sul Pdl

    Dai "Circoli del fare" riceviamo e pubblichiamo 

    La destra italiana, ma anche quella mondiale, ha affrontato in passato molte fasi di cambiamento: all’origine questa si incarnava nel pensiero clericale ed aristocratico; con la nascita del movimento nazionalista e futurista, alle soglie delle politiche coloniali dei primi anni del ‘900, la destra ha fatto propri i valori dell’imperialismo cui neppure l’Italia si è potuta sottrarre. Ma è stato il fascismo, quello originario non delle leggi razziali e dell’alleanza con Hitler, a dar vita alla destra moderna nel nostro paese ed in molti stati europei ed extra; la destra cosiddetta sociale, quella che guarda particolarmente ai ceti medi della popolazione, da sempre esclusi dalle dottrine politiche che tutelavano i più poveri o l’alta borghesia, senza mezze misure. Da qui è stato un continuo crescere, prima con il Movimento Sociale Italiano, poi con la svolta di Fiuggi e la creazione di Alleanza Nazionale, attraverso cui la destra italiana si è liberata di quello “scomodo” concetto estremista che ha reso il più grande partito post fascista forza di governo.  
    Ed oggi? Che cos’è la destra oggi? O meglio, “dove va la destra?”.
    Per capire dove vada bisognerebbe partire dal viaggio del leader Gianfranco Fini a Gerusalemme, passando per tutte le dichiarazioni e tutte le posizioni adottate dall’allora Vicepresidente del Consiglio fino ai giorni nostri, senza tralasciare le molte uscite dal partito di coloro che il partito avevano contribuito a fondarlo, ultima ma non per importanza del Senatore Francesco Storace.
    Ma rivivere quei momenti potrebbe apparire a qualcuno come un iter tristemente nostalgico, se non addirittura luttuoso. Parole sante, soprattutto alla luce del tentativo, ormai quasi riuscito, di trascinare quella che un tempo era l’unica vera forza sociale del paese in un grande contenitore liberal-democraticocristiano: Il Partito del Popolo delle Libertà, come è stato chiamato, voluto e costruito da Silvio Berlusconi.
    Da destra sociale e di popolo dunque a moderati e liberali, insomma alla non destra, per essere chiari, visto che con il liberismo la destra centra ben poco, se non nulla.
    Ci chiediamo come si può sopportare che persone che – mentre altri sceglievano la via senza uscita e senza profitto della testimonianza e dell’orgoglio – avevano l’intelligenza di costruirsi il proprio posto nella società che ci combatteva e noi combattevamo, che festeggiava ai party e nelle discoteche mentre i giovani di destra erano in cella, che cercava di soddisfare la propria autostima con i bei vestiti, le amicizie miliardarie o quella dei potenti, possa oggi – e sempre con maggior clamore – farsi portavoce della nostra anima e della nostra memoria?
    Ci rivolgiamo a “quelli che c’erano” e – ognuno secondo la sorte – hanno avuto il coraggio, in un momento o in un altro, di affrontare ben altri rischi. Parliamo di tutti quelli che a un certo punto della loro vita hanno sofferto, sanguinato e pianto, per tenere alta la bandiera che mille altri avevano lasciato nel fango o non avevano il coraggio di abbracciare. Ci riferiamo a tempi – è ovvio – in cui non c’era nulla da guadagnare, se non qualche punto di sutura e giorni di carcere o ospedale.
    Sono quelli che hanno portato le croci, ma anche le bare, ed hanno perso in prima persona amici, parenti, persone care.
    «Quei ragazzi non sono morti per il Ppe» si sente dire. O per dirla con una canzone della Compagnia dell’Anello non sono morti certo gridando “viva il libero mercato!”.
    Questo è dove siamo arrivati. Per favore, fermiamoci!

    Reggio Calabria, lì 10 febbraio 2007

    Coordinamento de “i Circoli del Fare”
        della provincia di Reggio Calabria