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    Consiglio regionale: il testo integrale dell’intervento di Bova

    Di seguito il testo integrale dell'intervento del Presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Bova, in Aula 

    Signori Consiglieri,

    prima che prenda la parola il Presidente della Regione, vorrei anch’io porre a voi e a lui una domanda, proprio sulle prospettive della legislatura.Mi chiedo e vi chiedo: è possibile che questa Assemblea legislativa abdichi unilateralmente dalle proprie prerogative e dalle proprie responsabilità? Se così fosse, diventerebbe allora un destino ineludibile, per la Calabria, l’affidare le proprie sorti a poteri speciali e monocratici esterni alla Regione. So bene anch’io che la situazione che si è venuta determinando è estremamente  seria. Le recenti vicende giudiziarie che, a vario titolo, hanno visto coinvolti alcuni consiglieri regionali pongono questioni pesanti come macigni.Ma non è forse vero che proprio noi, sin dall’inizio della legislatura e poi, con ancora maggiore determinazione, dopo il delitto del Vicepresidente del Consiglio regionale Franco Fortugno, abbiamo chiesto a gran voce l’affermazione piena del principio di legalità?Abbiamo sottolineato all’unisono che le indagini dovessero andare avanti senza riguardi per nessuno; senza fermarsi di fronte ad alcun potere, in particolare al cosiddetto “potere politico”.Troppo grave era la situazione calabrese, troppe vicende erano rimaste oscure e per troppi anni le indagini sulle consorterie ‘ndranghetiste e sui rapporti tra queste, la politica e le classi dirigenti calabresi arrancavano e non arrivavano ad alcuna conclusione. Una cosa sola, con chiarezza, aggiungiamo quest’oggi.Alla Magistratura chiediamo, così come sostenuto dal Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Catanzaro, dott. Enzo Jannelli, nel suo intervento durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2008, che si proceda con responsabilità e professionalità, attraverso procedimenti che tendano ad accertare fatti specifici e concreti, suffragati dai necessari riscontri e nel rispetto dei principi costituzionali del giusto processo.Perché, lo voglio ricordare in quest’Aula, un errore giudiziario come quello che ha visto coinvolto Franco Pacenza è già troppo pesante. Due diventerebbero insopportabili per chiunque, visto che oltre il danno dovremmo subire ancora la gravissima ingiuria sul “Consiglio marcio” che deve andare a casa subito.Più in generale, al prossimo Parlamento bisognerà chiedere che metta la parola fine all’attuale sistema processuale penale e che doti la Repubblica di regole più moderne, nel solco del modello europeo, che garantiscano celerità, salvaguardia della dignità delle persone e certezza del diritto e della pena. Questo a partire da regole precise e rigorose sulla questione cruciale delle propalazione di intercettazioni telefoniche, troppo spesso utilizzate sino ad oggi al fuori del processo con fini spesso solo demolitori o peggio di lotta politica. Ai media chiediamo che facciano un’informazione davvero libera e veritiera, anche quando questa rivendica rispetto per le Istituzioni democratiche. Non possono singole vicende giudiziarie che, tra l’altro, non si riferiscono in alcun modo a leggi o atti assunti in questa Legislatura, divenire fonte continua di delegittimazione dell’intera Istituzione regionale.In questo modo, a perderci non sarebbe solo la credibilità di intere classi dirigenti, ma ancora di più l’immagine e le ambizioni di futuro della Calabria.Comunque, lo voglio ribadire, l’affermazione del principio di legalità è condizione prima per andare avanti.Ma proprio noi che abbiamo invocato l’applicazione di questo principio, oggi, con pari nettezza, intendiamo riaffermare l’autonomia piena dell’Istituzione regionale nell’esercizio delle proprie prerogative. Dicendo questo non s’intende affatto che si possa andare avanti come se nulla fosse accaduto, come se le vicende giudiziarie non abbiano posto con drammaticità la questione del “che fare”, del come e fino a quando farlo. Proprio a questo proposito, però, penso che la risposta più sbagliata sia quella di staccare la spina, finendo per un verso con l’attribuire a questa Assemblea colpe infamanti che non ha e, per l’altro, non affrontando le questioni istituzionali e politiche che, in maniera oramai drammatica ed indifferibile, si pongono come assolute priorità. E’ sotto gli occhi di tutti che l’attuale modello di regionalismo conosce una crisi probabilmente irreversibile. E se questo è vero, che senso avrebbe allora tornare alle urne senza avere affrontato una rivisitazione compiuta dello Statuto regionale e della legge elettorale? Ci sono questioni che non possono più attendere, come quella di prevedere un maggiore rigore nella selezione degli eletti, promuovendo una legislazione più severa nel campo della ineleggibilità e della stessa  incandidabilità alla carica di consigliere regionale. Per i reati più gravi, quale quello – ad esempio – di associazione di tipo mafioso, anche una condanna in primo grado deve diventare un limite invalicabile per chi intenda rivestire un ruolo politico-elettivo. Al contempo, dovrà trovare una risposta positiva l’esigenza di una maggiore presenza di assessori esterni nell’Esecutivo regionale, al fine di garantire un più alto tasso di competenza tecnica e professionalità nel Governo della Regione. Dentro questo quadro riformatore, anche la scelta dei candidati alla Presidenza della Giunta regionale dovrà avere una regolamentazione legislativa che affermi pienamente, attraverso elezioni primarie, la sovranità dei cittadini.Per questa via avrebbe un suo naturale compimento lo sforzo che il Consiglio ha già intrapreso sin dall’avvio di questa legislatura. Infatti, l’Assemblea calabrese, unica in Italia, ha già da tempo approvato un’integrazione al Regolamento consiliare che prevede la decadenza automatica da tutti gli incarichi assembleari anche in caso di semplice rinvio a giudizio per il reato di associazione di tipo mafioso. Sul terreno della riduzione dei costi della politica, sono state tagliate del dieci per cento le indennità dei componenti dell’Assemblea e si è vietato per legge che parenti ed affini sino al terzo grado siano utilizzati nelle strutture speciali dei Consiglieri e dei direttori generali. Nel contempo, si è drasticamente ridotto il costo delle strutture speciali, devolvendo il ricavato a favore dei giovani laureati più meritevoli che potranno accedere a stage biennali retribuiti nelle pubbliche amministrazioni calabresi. Si è avviata, inoltre, un’opera di rottamazione di vecchi “carrozzoni” e si è radicalmente ridotta la struttura burocratica apicale del Consiglio, riducendo i direttori generali da cinque ad uno.Certo, occorre avere piena consapevolezza che la prova da affrontare è assai ardua. Ci accompagnerà, lo sappiamo bene, un pregiudizio di fondo secondo il quale la Calabria sarebbe oramai una “regione persa”. Noi dovremo essere capaci di sorprendere tutti – giorno dopo giorno – a partire da questioni vitali come quelle ambientali e della salute. Dovremo approvare piani e inverarli in progetti efficaci e servizi efficienti. Dovremo agire per riavvicinare i cittadini alle istituzioni, proseguendo nell’opera di decentramento di funzioni e competenze alle Province e agli enti locali, nel rispetto del principio di sussidiarietà, adeguatezza, differenziazione e leale collaborazione. Il tutto liberando la politica dai “peccati mortali” della clientela e dell’arbitrio, e promuovendo il merito e la professionalità. A tal fine, al termine della discussione sono emblematicamente posti all’ordine del giorno per essere approvati, due provvedimenti di altissimo valore quali le integrazioni alla legge istitutiva della Stazione Unica Appaltante, nel rispetto delle osservazioni sollevate dal Governo, e la norma che raddoppia le risorse destinate agli stage per i giovani laureati meritevoli: i posti disponibili passeranno così da 250 a 500.L’auspicio, in conclusione, è che l’Assemblea sappia affrontare questo difficile momento: tutti noi possiamo trovare forza, determinazione e ancoraggio sicuro nei principi cristiani che ci ispirano, nei valori di eguaglianza, di solidarietà e di libertà che animano la nostra Carta Costituzionale e in quel senso profondo di responsabilità che deve alimentare e far vivere l’autonomia e l’autogoverno dei calabresi.E con questo augurio, cedo la parola al Presidente della Regione, On.le Agazio Loiero.