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    Condello, il “supremo” leggeva “Cent’anni di solitudine”

     Chissa' se in quelle pagine che narrano lo spaccato di vita dei paesi sudamericani, soffocati dalle lunghe dominazioni ma vitali fino all'esasperazione, riscontrava similitudini con la sua realta' reggina, oppure se era stato incuriosito dal titolo che poteva richiamare, in qualche modo, la sua condizione di latitante super ricercato. Fatto sta che il boss della 'ndrangheta Pasquale Condello, ''il supremo'', amava leggere il capolavoro di Gabriel Garcia Marquez, ''Cento anni di solitudine''. Spulciando, infatti, tra le cose nell'appartamento del rione Pellaro, alla periferia sud di Reggio Calabria, dove il boss si era rifugiato nelle ultime settimane, i carabinieri del Ros hanno fatto una scoperta singolare, se non sorprendente per l'altissimo spessore criminale dell'interessato. Accanto a immagini sacre, pizzini, documenti vari e bottiglie di champagne francese di marca, hanno trovato numerosi libri di celebri autori. Condello mostrava insomma una spiccata predilezione per la cultura. Oltre a ''Cento anni di solitudine'', i carabinieri hanno trovato un testo di Italo Calvino, un altro dell'autore sudamericano Paulo Coelho e l'ultimo romanzo dell'autore afghano Khaled Hosseini ''Mille splendidi soli'', che ha bissato da poco il successo de ''Il cacciatore di aquiloni''. La lettura e la cultura, dunque, come antidoto alla solitudine indotta da una latitanza durata 20 anni. Condello trascorreva le sue lunghe giornate nascosto nei piu' svariati rifugi, e sempre pronto a scappare, immergendosi nella lettura. Ma senza mai dimenticare di essere ''il supremo'' della 'ndrangheta, non solo reggina. E cosi', accanto a Marquez, Calvino ed Hosseini, Condello teneva sempre con se la fida pistola, una Walter Ppk calibro 7,65. (ANSA)