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    Clima: gennaio 2008 il più freddo degli ultimi 20 anni

    Temperature polari in Cina, Afghanistan, Medio Oriente, Usa e Canada. Solo un caso se in Italia è stato mite.

     Secondo
    quanto afferma uno studio statunitense, come riportato dal Corriere
    della Sera, il gennaio 2008 è stato uno degli inizi di anno più freddo
    degli ultimi due decenni.

    Dopo le cronache “da brividi” rimbalzate dalla Cina all’Afghanistan,
    dal Medio Oriente al Canada, arriva infatti il timbro dei numeri
    ufficiali: il gennaio appena trascorso ha segnato un brusco stop al
    riscaldamento climatico del nostro Pianeta.

    Infatti gli ultimissimi dati della Nasa già le prime reanalisi (dati
    ufficiosi) avevano messo in subbuglio studiosi e meteorologi,
    descrivendo incredibilmente quello concluso come un mese di “global
    cooling” (raffreddmento globale, il contrario del global warming) con
    l’emisfero nord a -0,037° e quello sud a -0,102° rispetto alla media
    trentennale.

    Sono arrivati i consuntivi Nasa e Ncdc (l’americano National Climatic
    Data Center, il più grande archivio al mondo di dati meteo, ndr) e
    correggono di poco il tiro: gennaio 2008 risulta il più freddo dal 1989
    nell'indice terre/oceani, con un'anomalia di appena +0.12°C dalla media
    1951-1980. Insomma, il gennaio più freddo dal 1982 sulle terre emerse
    sia a livello globale che nell’emisfero Nord, da sempre vero
    “termometro impazzito” del global warming. Dati sorprendenti, che fanno
    eco alle notizie di gelo storico da mezzo mondo: la peggiore ondata di
    freddo dell’ultimo trentennio in Cina e Mongolia, eventi secolari come
    le nevicate a Bagdad e in Pakistan, il freddo polare nello Yukon
    canadese con minime stabilmente sotto i -50°.
    L’estate scorsa lo scioglimento record della calotta polare artica
    aveva consentito la riapertura del mitico passaggio a nord-ovest, ma
    contemporaneamente, anche se in pochi ne parlavano perchè spesso anche
    le notizie purtroppo diventano una moda, i ghiacci dell'antartide
    battevano ogni reord storico di estensione.

    Sei mesi dopo, è tornato il freddo e la superficie della calotta sfiora
    la media storica, circa 14 milioni di km2, mentre la copertura nevosa
    nel nord emisfero appare addirittura sopra la norma.

    La causa di tutto questo potrebbe essere la "Nina" nel Pacifico, o più
    probabilmente il periodico minimo dell’attività solare che secondo
    alcuni studi contribuirebbe a far scendere la febbre del Pianeta, e la
    presenza di un possente anticiclone termico sulla Siberia che ha
    “pompato” aria fredda verso le medie latitudini (e paradossalmente
    l’unica zona al riparo e più calda del normale è stata l’Europa
    Occidentale, storico bersaglio del gelo russo).

    Il raffreddamento delle acque superficiali nell'Oceano Pacifico
    Equatoriale ha trascinato verso il basso le temperature globali, ma non
    può essere l’unico fattore. E stavolta non ci si può neppure appellare
    a eventi vulcanici come l’eruzione del Pinatubo nel 1991, che raffreddò
    la Terra grazie alle ceneri immesse nell'atmosfera. Certo, se il trend
    di gennaio dovesse proseguire (e l’esordio di febbraio sembra
    confermarlo) il mondo potrebbe tornare ai livelli termici di 10 anni
    fa. Una svolta che contribuirebbe a riaccendere le discussioni sulle
    origini (naturali o antropiche) del global warming. Saranno i prossimi
    mesi a dirci se quella dell’inverno 2008 è stata solo una pausa di
    assestamento oppure l’inizio di un’inversione di tendenza.