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    C’è una malasanità che non si vede

    Riceviamo e pubblichiamo 

    Spett. DIRETTORE G. BRANCA innanzitutto ritengo doveroso esternare tutta la mia gratitudine per quello che sinora il Commissario Achille SERRA ha fatto e che sicuramente andrà a fare. Le sue dichiarazioni fatte recentemente relativamente alla sospensione cautelare dei medici implicati nei casi di malasanità non possono che trovarmi favorevole poiché in qualità di familiare colpito da questo tipo di tragedia trovo inaccettabile che persone, le quali hanno responsabilità in casi di malasanità siano lasciate tranquillamente ai loro posti di lavoro nonostante un imputazione penale. Lei sa Spett. Direttore quanto ci mette un uomo ad arrivare a 64 anni, quali sacrifici debba fare, quante privazioni, vessazioni, dolori, ma anche soddisfazioni, gioie,  accompagnino la sua vita. Orbene tutto questo carico di esperienze accumulate dal  caro ed indimenticato congiunto e soprattutto questa capacità di essere all’interno di un nucleo familiare una guida  colma di moralità e sani principi sono stati spazzati, cancellati dall’insipienza e dalla poca, pochissima professionalità di alcuni medici e dei loro collaboratori.
    Ma se l’evento tragico si fosse verificato senza l’opportunità di porre rimedio e se, soprattutto fosse stato fatto quello che andava fatto, oggi non starei qui a cercare e ad anelare un  intervento.
    Mi creda Direttore  e dura andare avanti ed il pensiero di non aver fatto abbastanza per preservare l’incolumità dell’amatissimo congiunto sono un peso che difficilmente si riuscirà a cancellare.
    Sono fermamente convinto che la morte di mio suocero e di tanti altri non debba passare come un fatto straordinario legato alla casualità  ma che le responsabilità evidenti debbano emergere in tutta la loro gravità.
    La magistratura ha già fatto i primi passi procedendo con giudizio immediato nei confronti dei medici implicati ma urge che le istituzioni preposte diano un segnale della presenza dello Stato, si faccia il possibile affinché di questi casi non si debba più parlare e scrivere. Le aberrazioni del sistema sanitario soprattutto di quello pubblico non devono in alcun modo avere il sopravvento.

    Ferdinando BLEFARI genero di CAMPOLO Fortunato deceduto il 17/05/2005 agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria.