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    Calabria: 100mila giovani “working poors”

    Giovane, non laureato,
    appartenente ad un nucleo familiare numeroso e residente in
    un'abitazione in affitto. E' questo l'identikit del lavoratore
    povero tracciato dall'Eurispes Calabria. ella regione, secondo
    l'istituto, sarebbero in 100.000 "Si tratta dei cosiddetti
    working poors – ha dichiarato il Presidente dell'Eurispes
    Calabria, Raffaele Rio – ossia di persone che pur avendo
    un'occupazione professionale hanno un tenore di vita molto
    vicino a quello di un disoccupato, poiche' il salario risulta
    inadeguato a vivere dignitosamente.
    Lavorano, insomma
    regolarmente, ma il loro reddito non e' sufficiente per coprire
    le spese minime necessarie. Un'area del disagio che sta
    alimentando il disorientamento dei calabresi. La politica offre
    una rappresentazione di se' – ha continuato Raffaele Rio –
    fatta di astio, di risse e di rancori, ripiegata sul procedere
    a vista nelle diverse questioni, piu' interessata a compiacersi
    davanti allo specchio, come Grimilde la matrigna di Biancaneve,
    che non a prendersi cura degli interessi e dei problemi dei
    calabresi.
    Quella che si afferma e' la politica della
    enunciazione e della rappresentazione che non trova alcuna
    rispondenza nella realta' dei fatti. Il prodotto di questa
    deriva e' il politico-transformer, concentrato sugli slogan e
    sulle espressioni accattivanti, ma vuoto di contenuti
    politicamente apprezzabili".
    Secondo le ultime stime
    dell'Eurispes Calabria realizzate elaborando i dati di
    Bankitalia e Istat, sarebbero dunque circa 100 mila i
    lavoratori a bassa retribuzione presenti in Calabria.
    Ad avere
    maggiori probabilita' di entrare a far parte dell'esercito dei
    nuovi invisibili, sarebbero alcune categorie della popolazione
    esposte ad un rischio maggiore di poverta' nonostante la
    presenza di un impiego: donne, giovani, persone con livello di
    istruzione medio-basso.
    In particolare, i giovani, con il
    30%, mostrano una probabilita' circa tre volte superiore a
    quella degli adulti di percepire un basso salario, probabilita'
    che decresce all'aumentare del livello di istruzione: i
    laureati hanno infatti una probabilita' tra volte inferiore
    (7%) rispetto a chi ha solo l'obbligo scolastico (21%).
    A non
    riuscire a sbarcare il lunario, nonostante un lavoro a tempo
    pieno, sono principalmente gli operai, i commessi, i lavoratori
    autonomi e i pensionati.
    "Le caratteristiche demografiche, il
    luogo di residenza, il livello di istruzione, la struttura
    della famiglia, la tipologia del lavoro svolto, uniti anche a
    variabili quali cassa integrazione o il sopraggiungere di una
    malattia grave – ha precisato Rio – possono rappresentare gravi
    fattori in rado di compromettere seriamente il fragile
    equilibrio economico-finanziario di una consistente quota di
    nuclei familiari e di lavoratori.
    Come piu' volte ribadito
    dall'Eurispes, negli ultimi anni si sono estese le aree sociali
    di implosivo ed esplosivo disagio che hanno fatto emergere zone
    di preoccupante vulnerabilita' sociale, accompagnate da tassi
    di incertezza e insicurezza senza precedenti.
    Anche il lavoro –
    ha continuato il responsabile sella sede regionale
    dell'Istituto di studi politici, economici e sociali – per
    lungo tempo considerato fonte di certezze e stabilita', e'
    diventato sempre piu' atipico ed ha contribuito
    significativamente a mutare la rappresentazione del futuro
    all'insegna della precarieta', nobilmente declinata in termini
    di flessibilita' ma che nella sostanza ha assunto la grigia
    connotazione del "nessuno pensi che il posto e' fisso".
    Il numero di famiglie a rischio
    di poverta' in Calabria e' pari a 81.643, che sommato ai
    171.988 nuclei familiari conteggiati dall'Istat come
    "relativamente" poveri, porterebbe a 253.631 il numero di
    nuclei disagiati (pari al 34,4% del numero complessivo delle
    famiglie).
    E' possibile stimare nel numero di 220.436 i
    soggetti a rischio di poverta', che sommati a loro volta a
    531.168 individui quantificabili applicando al numero
    complessivo dei calabresi residenti in regione lo stesso
    indicatore di poverta' relativa individuato dall'Istat per le
    persone residenti nel Mezzogiorno (26,5%) portano a 612.811 il
    totale complessivo dei disagiati in Calabria. In altri termini,
    cio' equivale a dire che almeno (considerato che si tratta di
    una stima per difetto) il 30,6% della popolazione calabrese
    versa in uno stato di quasi o totale indigenza socio-economica.
    "In queste proporzioni – dichiara Raffaele Rio, Presidente
    dell'Eurispes Calabria – si va delineando un accrescimento del
    rischio anche nei confronti di quei gruppi sociali che fino a
    qualche tempo fa erano ritenuti al riparo dalla poverta'.
    Il
    ceto medio, pur godendo di condizioni di vita accettabili, vive
    in uno stato di precarieta' tale che un evento critico, non
    essendo sufficienti le riserve a disposizione, puo' far
    crollare il tenore di vita. Gli appartenenti a questa classe
    rischiano di passare rapidamente dall'essere non poveri oggi
    all'essere poveri domani.
    La Calabria – conclude Raffaele Rio –
    si trova a dover fronteggiare la situazione di precarieta' e
    provvisorieta' sociale di migliaia di famiglie calabresi che
    influisce sugli atteggiamenti individuali producendo senso di
    insicurezza, timore, e, a volte, un vero e proprio disagio
    psichico". (AGI)