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    Accademia Belle Arti, venti di guerra

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    di Emanuela Martino 

    “Venti di guerra” all’Accademia di Belle Arti. A sollevare le polemiche la neo – eletta Consulta degli studenti che ha scelto di sposare la causa dei colleghi di Bologna nel denunciare le presunte azioni illecite dell’attuale direttore Alessandro Manganaro. La questione, controversa, necessita di alcuni chiarimenti preliminari. Fino all’emanazione del Decreto del Presidente della Repubblica n.212 del 2005, nelle Accademie, così come nei Conservatori di Musica, ma con percorsi annuali diversi, esistevano dei corsi di studio oggi denominati “vecchio ordinamento” che per le Belle Arti avevano durata quadriennale. I diplomi conseguiti in entrambe le istituzioni hanno valore


    equivalente, ai fini dei titoli e degli sbocchi lavorativi, alle lauree universitarie, secondo quanto stabilito dalla Legge 508 del 1999. Il Dpr n. 212/2005 ha di fatto riorganizzato i percorsi formativi degli enti per l’alta formazione artistico – musicale, stabilendo, in particolare per le Accademie, di ripartire i corsi di studio in un triennio che consente l’acquisizione di un diploma di primo livello e un biennio di secondo livello o specialistico. Nulla di tanto lontano dall’attuale 3+2 in cui sono ripartiti gli attuali corsi universitari. Le modifiche all’ordinamento degli studi non mutano per i diplomati neanche le possibilità di accesso ai corsi di specializzazione per l’insegnamento (Ssis). Nello stesso decreto, all’articolo 12, comma 2, sulle Norme Transitorie si legge che: “Le istituzioni assicurano la conclusione dei corsi e il rilascio dei relativi titoli, secondo gli ordinamenti didattici vigenti, agli studenti già iscritti alla data di entrata in vigore dei nuovi ordinamenti didattici” e “disciplinano altresì la facoltà per gli studenti di optare per l'iscrizione a corsi dei nuovi ordinamenti”. Al fine di facilitare tale opzione le istituzioni sono tenute a riformulare in termini di crediti, gli ordinamenti didattici vigenti e le carriere degli studenti già iscritti. Orbene, secondo la nota stampa a firma della Consulta, sarebbe proprio questa “facoltà di opzione”di iscrizione al vecchio ordinamento a essere stata negata dal direttore Manganaro agli studenti immatricolati negli anni tra il 2005/2007. Il condizionale è d’obbligo se, interpretando alla lettera il comma 2, starebbe alle istituzioni disciplinare tale facoltà di opzione.  Una negazione, a detta della Consulta, dei criteri espressi dal Dpr 212/2005, motivata “dalla mancata comunicazione della possibilità d'iscrizione al vecchio ordinamento”  che li avrebbe “costretti a scegliere”  i piani di studi triennali, differenti dai precedenti per una più rigida articolazione delle materie di studio. Ancora una “facoltà di opzione” che, secondo quanto riportato dal comunicato, lo stesso dirigente del Miur, Bruno Covello, avrebbe garantito, in una nota, agli iscritti dell’accademia di Firenze.

    Per gli studenti, a peggiorare la posizione di Manganaro la mancata esposizione all’albo della scuola, “contravvenendo ai dettami dell’art.22 comma 1 della 241/90 sulla trasparenza degli atti amministrativi” di una nota del Miur ricevuta dal direttore, e di cui lo stesso avrebbe fatto menzione nell’assemblea del 13 dicembre 2007, sulla chiusura dei corsi del vecchio ordinamento. La consulta conclude chiedendo “una forte presenza delle istituzioni competenti, della magistratura, al fine di verificare e perseguire gli eventuali responsabili della grave violazione del Dpr 212/05, per favorire una maggiore trasparenza dell’attività amministrativa e applicazione delle normative vigenti, fondamentali per la crescita culturale, artistica e legale della nostra accademia e del territorio”.