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    Sanità, Villa Anya: diagnosi fatte da casa e decessi nascosti

    Pazienti abbandonati al loro destino, medici assenti, macchinari inesistenti, infermieri fai da te, un direttore sanitario che prescriveva per telefono le cure ai moribondi. E' quello che accadeva, secondo le carte della Procura antimafia di Reggio Calabria, a Villa Anya, la 'clinica degli orrori' dell'ex consigliere della Margherita Domenico Crea e di suo figlio Antonio, arrestati lunedi' scorso nell'inchiesta 'Onorata sanita''. A riportarlo e' 'Il Giornale'. Nelle carte della Procura si fa riferimento a "spregiudicate prassi riguardanti soggetti per definizione deboli e sprovvisti di altre forme di tutela", che vengono in molti casi "accompagnate da una sorta di generale cinismo sulla sorte della povera gente ricoverata nella struttura in un contesto nel quale appare certamente arduo riconoscere i principi ispiratori della delicata professione medica, sacrificata a piu' concreti interessi terreni rappresentati dagli introiti da percepire per le degenze che si succedono rapidamente". Tra i casi scoperti dalla Dda reggina, quello di una certa Domenica Nucera. La donna sta male. ''Due dipendenti della clinica – racconta il quotidiano diretto da Mario Giordano – chiamano Crea per far presente le gravi condizioni della paziente. Risponde la moglie Laura, il marito non puo' rispondere. Sarcastica la risposta dell'infermiera: 'Va bene, intanto la facciamo fuori noi, ciao'. Segue risata. Non solo. Quando le condizioni della paziente peggiorano, nessuno chiama il 118, tutti aspettano l'arrivo del dottor Crea, che giungera' in clinica quando e' troppo tardi''. ''Spesso si tentava anche di camuffare i decessi. Come avvenuto per una seconda paziente, gia' morta – prosegue 'Il Giornale' – Crea, pero', pretendeva di trasportare al pronto soccorso spacciandola per 'malata' e poi nascondendo la cartella clinica e falsificando l'ora del decesso. Di omissione di soccorso si parla anche per la signora Arcudi. L'infermiere certifica uno 'choc della paziente0. Antonio Crea prima si limita a prescrivere medicine per telefono, infine aggiunge: 'Poi ci vediamo'. Atteggiamento, questo, assunto ripetutamente dal direttore della clinica. Che spesso si fa negare al telefono, nonostante gli vengano segnalati pazienti in condizioni disperate. Altro caso. Un paziente non riesce a respirare a causa del catarro. ''Crea – riferisce il quotidiano diretto da Mario Giordano – viene contattato da un infermiere: 'Dottore, va subito aspirato il catarro'. La risposta di Crea e' sconsolante: 'Lo so, ma l'aspiratore non l'abbiamo'''. E, ancora, ''una paziente in fin di vita. 'Dottore, sta morendo….'. Crea resta a casa, l'indomani l'anziana donna muore. Il diario clinico scompare. Scrivono i magistrati: 'In detto lasso di tempo, sia Crea sia il personale paramedico hanno solamente atteso il decesso avendo gia' dalle ore 19.38 del giorno precedente stabilito che la paziente stava morendo'''. ''Pochi giorni dopo – riferisce ancora 'Il Giornale' – un'altra paziente ha una crisi respiratoria. La situazione e' grave. La pressione e' 250 su 120. 'Crea non si muove – osservano gli inquirenti – Dispone telefonicamente la terapia da somministrare basata solo su una diagnosi telefonica'''. E ancora, ''le diagnosi vengono fatte da Crea per telefono, come per Mario Boschetto, paziente in coma. Avverte il 118 da casa: 'Abbiamo un paziente con un'insufficienza renale e dovremmo trasferirlo perche', diciamo, e' quasi in blocco renale'. 'Chi ha fatto la diagnosi', chiedono dal 118. Risposta secca: 'Io, il dottor Crea'. Peccato che il paziente non l'aveva ne' visto ne' visitato''. (Adnkronos)