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    “Didone e Enea” in anteprima mondiale al teatro Cilea

     Debutterà al Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria, in anteprima mondiale, `Didone e Enea', spettacolo messo in scena dal Balletto Teatro di Torino. In programma il 18 e 19 gennaio, l'opera nasce da un'idea del coreografo-danzatore Matteo Levaggi, tra i più apprezzati dell'ultima generazione. "Era molto tempo che desideravamo il Cilea. E' un bellissimo teatro, Reggio è bella sia come città sia come pubblico. Appena c'è stata l'occasione – ha dichiarato ad Apcom – abbiamo presentato un progetto che è piaciuto molto e così siamo riusciti ad entrare nel cartellone". E' una versione di `Didone e Enea' molto rinnovata. "E' forse la prima versione in cui è presente soltanto l'elemento danza. Finora sono sempre stati utilizzati cantanti e orchestra, ma la musica barocca di Purcell si presta molto per la danza. Vedremo, infatti, un dialogo tra corpo e musica". Levaggi appartiene ai coreografi della nuova generazione: "Noi non siamo interessati alla classica narrazione italiana. Consideriamo la danza più vicina all'arte, alla musica, piuttosto che al teatro. L'opera `Didone e Enea' è l'incontro di una storia molto forte con un disegno coreografico altrettanto forte, che va al di là della storia d'amore che tutti conosciamo. Non vogliamo raccontare la storia, – spiega – ma trasmettere una visione. Il pubblico non vedrà il suicidio di Didone, ma daremo a ciascuno la possibilità di interpretarlo, è tutto nell'aria. Reggio Calabria, abbiamo già avuto modo di sperimentarlo in altri teatri, ha un pubblico aperto e curioso nei confronti della danza, per questo volevo fortemente esserci. Spero che il pubblico possa apprezzare il nostro spettacolo". In Italia, purtroppo, la danza è ancora considerata di nicchia. "C'è un'inibizione nei confronti della danza. All'estero si va a vedere un balletto come si va a vedere un film, poi quello spettacolo può non piacere, ma non si decide a priori che è la danza che non ci piace. In Italia, invece, c'è ancora gente che pensa di non essere portata per un certo tipo di spettacolo. Ma nella danza, come nell'arte, non c'è niente da capire". (Apcom)