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    Chi è Franco Romeo, il nuovo guru scelto da Loiero per la sanità calabrese

    francoromeoNascere a Fiumara nel 1950 non è il viatico più agevole per chi “da grande” farà lo scienziato.
    Eppure, per chi sceglie di non fermare davanti a nulla il proprio percorso di crescita culturale, professionale una via c’è.
    C’è sempre una via, da seguire, meglio da perseguire giorno dopo giorno.
    Uno dei maggiori esperti mondiali di cardiologia interventistica, Franco Romeo, da Fiumara di Muro, consegue sul finire degli anni ’60 la maturità

    classica al Liceo “Campanella” e poi vola verso Roma: “Fin da ragazzo sapevo bene che per inseguire i miei sogni, le mie aspirazioni avrei dovuto lasciare la Calabria, ma sottolineo subito che, nonostante la mia professione mi abbia portato a girare il mondo, in realtà è come se da Reggio non fossi mai andato via. Ed infatti almeno una volta al mese sono qui!”
    Ha un sorriso aperto, come il volto e come la sua mente. Quella mente che trova concime giorno dopo giorno a partire da quando, laureato, nel 1974, gli tocca la prima coronografia: “E come dimenticarlo?”  -sorride ancora, malinconico, stavolta- “avevo 24 anni ed a quei tempi fare una coronografia era difficile ed anche pericoloso. Ma io ho avuto una fortuna e questa ha un nome ed un cognome, quello del mio maestro, Attilio Reale, già Presidente della società europea di cardiologia che mi diede fiducia e coraggio e mi mise a lavorare duramente. Il resto, probabilmente, lo fece il mio entusiasmo.”
    Da allora l’ascesa di Franco Romeo verso le vette più alte della ricerca mondiale non si è più arrestata: a Londra dal 1980 al 1985, poi a Monaco ed a Lille, a scalare le montagne del sapere  in cardiologia nucleare ed interventistica. Oggi è Professore ordinario e direttore della cattedra e scuola di specializzazione cardiologia dell’Università di Torvergata, a Roma e, da oltre 20 anni, anche professore aggiunto all’Università di Littlerock, in Arkansas.
    Una vita divisa tra medico, docente, ricercatore: “in realtà non è possibile dividere nettamente i settori di attività, sono uniti in un abbraccio indivisibile, l’uno alimenta l’altro, anche se si passa, a seconda delle fasi, attraverso problematiche assai diverse. Trovo che il livello assistenziale in Italia sia altissimo, solo la Francia, probabilmente, è più avanti, gli stessi Usa sono al nostro livello.
    A Torvergata, ad esempio, godiamo di strutture eccellenti. Abbiamo 5 sale di emodinamica e disponiamo di 3 Tac a 64 strati contro una a sedici strati, ad esempio, del San Raffaele di Milano che passa per uno degli istituti più all’avanguardia. Ed io a Roma posso lavorare anche con un apparecchio che mi consente di sviluppare sia la parte anatomica che quella della funzione coronarica. Il vero “gap” lo si avverte sulla ricerca. Lì il nostro Paese è veramente arretratissimo rispetto agli altri. Basti pensare che per la medesima ricerca in Italia io ricevo 20.000 euro contro i 5.000.000 americani. Il fondo destinato alla mia scuola specialistica , con 30 specializzandi, è di circa 5.000 euro l’anno…è inutile che io sottolinei che tutto ciò ci pesa tantissimo. Poi, però, quando i nostri giovani vanno all’estero raggiungono raggiungono vette  di eccellenza assoluta”
    Eppure da buon calabrese è la caparbietà che anima il pensiero, la voglia di andare avanti che alimenta l’ottimismo, magari anche ripensando, di tanto in tanto, alla sua Calabria, a Fiumara, agli anni del Liceo: “Arturo Campagna, Bruno Barbera, Ninì De Marco, sono solo alcuni dei miei compagni di scuola di quegli anni ai quali sono ancora legatissimo”
    Chissà quanta Reggio si porta appresso quotidianamente Franco Romeo, chissà quanta Fiumara c’è nella ricerca sul recettore “lox-1”, che capta il colesterolo nel sangue e lo fa entrare nelle coronarie, in attesa che gli esperimenti su un topo transgenico confermino che proprio dalla modifica del recettore passano le probabilità di diminuire l’incidenza dell’infarto.
    Ma, tra un topo transgenico ed una lezione in Arkansas il pensiero ha sempre una finestra sulla sua Calabria, su uno sviluppo che stenta ad arrivare, anche nel campo della sanità “eppure non sarebbe così difficile, basterebbe, per esempio, che la Regione Calabria ponesse delle borse di studio per l’estero solo per studenti calabresi. E’ un problema di metodo, di meritocrazia pura contrapposto al clientelismo, di prospettiva futura in opposizione alla logica del tutto e subito. Se crei un vero e proprio comitato scientifico di  persone, di giovani, te ne tornano venti che, in una Regione come la nostra, potrebbero fare veramente la differenza…che dice, sogno troppo?”
    Ma forse il sogno ha sempre sostenuto la sua scalata, anche quando da ragazzo – chissà, sognando i campioni di calcio- in piazza a Fiumara centrò col pallone in pieno volto un signore sulla porta di un bar. Qualcuno, in quell’occasione, immortalò una foto negli anni, in qualche modo, storica per il paese di Fiumara…ma questa è un’altra storia…al pari della nuova scommessa sulla sanità calabrese.

    Una sfida da folli, l'ha definita qualcuno, ma per uno che è arrivato in vetta partendo da Fiumara l'impossibile non esiste