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    Attentato ospedale Locri 2006: ordigno poteva esplodere

    Poteva deflagrare con ben piu' tragiche conseguenze l'ordigno collocato nel dicembre del 2006 nell'ospedale di Locri accompagnato da una lettera di minacce nei confronti di Maria Grazia Lagana' e Domenico Fortugno, moglie e fratello di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso a Locri il 16 ottobre del 1005. Accusato di avere collocato l'ordigno e' l'ex poliziotto Francesco Chiefari, imputato di tentata strage davanti al gup di Reggio Calabria, Daniele Cappuccio. Oggi dinanzi al gup c'e' stato il confronto tra le parti. Per il Ris dei carabinieri ha testimoniato il maggiore Sergio Schiavone, il quale ha sostenuto che la cosiddetta ''catena esplosiva'', che costituisce l'insieme delle parti dell'ordigno, era perfettamente funzionante. L'ufficiale dell'Arma, inoltre, rispondendo alle domande del gup, ha detto che all'ordigno era stato montato anche l'interruttore di sicurezza elettrico, un congegno che permette il trasporto della bomba senza il pericolo di esplosione. Il difensore di Chiefari, l'avv. Sandro Furfaro, ed il perito di parte della difesa, l'ing. Sergio Lupis, hanno invece sostenuto che il detonatore, per come era stato confezionato l'ordigno, non poteva innescare l'esplosivo. Il gup Daniele Cappuccio, riservandosi ogni decisione nel merito del confronto, ha fissato per il prossimo 31 marzo la data dell'interrogatorio di Chiefari. (ANSA).