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    Vibo, convegno sull’uso dei beni confiscati

    Per togliere linfa vitale alle cosche mafiose occorre aggredirne i patrimoni, ma con la legislazione attuale, magistrati e forze dell'ordine hanno le mani legate. Tra il sequestro e la confisca e ai percorsi tortuosi che ostacolano la destinazione sociale dei beni sottratti alla criminalita' organizzata passano infatti troppi anni. E' quanto e' emerso dal convegno sul tema: "L'uso sociale dei beni confiscati", che si e' tenuto questa mattina a Vibo Valentia nella scuola allievi della polizia di Stato su iniziativa dell'Ufficio territoriale del governo. "Sono fondamentali – ha affermato Marisa Manzini, magistrato della Dda di Catanzaro – modifiche normative che accorcino i tempi per la confisca. Cosi' come e' fondamentale sensibilizzare gli amministratori locali. In tale direzione e' fondamentale che l'autorita' giudiziaria prediliga, a commercialisti e professionisti vari, la nomina degli amministratori locali come custodi dei beni soggetti a misure di prevenzione. Noi della Procura antimafia di Catanzaro lo stiamo gia' facendo – ha aggiunto – perche' riteniamo che solo cosi' si possono responsabilizzare gli enti locali per una concreta destinazione sociale dei patrimoni confiscati". Anche il vicequestore aggiunto Paola Riaci, in servizio alla Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria, evidenziando i progressi ottenuti grazie all'ex superprefetto di Reggio Calabria Luigi De Sena in sede di studio e analisi dei flussi economici illeciti, ha rimarcato l'esigenza di "fornire alla polizia giudiziaria gli strumenti normativi necessari a rendere piu' celere ed efficace l'attivita' di contrasto all'arricchimento delle cosche, a partire da una semplificazione di un sistema normativo che necessita della costituzione di un Testo unico delle leggi in materia di prevenzione". (AGI)