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    Tragedia Segesta Jet: perizia esclude errore umano e scagiona comandante aliscafo

    aliscafomeUna perizia elaborata dal Collegio Nazionale Capitani di Lungo Corso riaccende i riflettori sul disastro del Segesta Jet, il mezzo veloce della Bluvia, entrato in collisione, il 15 gennaio scorso, nello Stretto di Messina con un portacontainer, la Susan Borchard, e provocando 4 morti più numerosi feriti tra i passeggeri. Secondo la perizia del Collegio non vi sarebbe stato "nessun errore umano da parte di Sebastiano Mafodda, il comandante del Segesta Jet, alla guida del mezzo veloce Bluvia al momento del


    tragico impatto con la Susan Boshard lo scorso 15 gennaio". Il documento elaborato dal Collegio e presentato alla Procura della Repubblica di Messina, scagionerebbe il comandante del monocarena, ribaltando i contenuti di quella stilata dai periti chiamati dalla Procura nell'inchiesta aperta sull'incidente, i quali nelle loro conclusioni affermavano che la colpa dell'impatto era da addurre ad un errore umano da parte del comandante Mafodda. Il documento del Collegio è stato presentato questa mattina dal presidente Giorgio Blandina ed dal comandante Sebastiano Pino, rappresentate del Sasmant, il sindacato dei lavoratori delle navi traghetto. Verifiche tecniche e la rielaborazione di dati numerici non lascerebbero spazio ad altre interpretazioni. Dall'esame della seconda perizia, risulterebbe determinate il ruolo della terza la nave, il traghetto "Zancle" del gruppo Caronte e Tourist. Una presenza non considerata invece dal lavoro dei consulenti di ufficio. Sarebbero tre decisivi minuti, dalle 16.45 alle 16.48, secondo il COllegio a fare la differenza. Tre minuti durante i quali il traghetto del gruppo privato, proveniente da Tremestieri e diretta a Villa san Giavanni, non avrebbe rispettato le regole della precedenza, entrando in rotta di collisione con il Segesta, una collisione prontamente evitata da Mafodda, con l'accostata a sinistra. La Zancle, inoltre, avrebbe rappresentato un impedimento ottico tra il mezzo veloce e la Boshard, la portacontainer in transito sullo Stretto in quel momento. "Sono troppi, ancora, gli interrogativi su una vicenda che è stata liquidata in fretta e furia – dice Sebastiano Pino – addossando tutte le responsabilità sul comandante Mafodda, morto peraltro nell'incidente e impossibilitato quindi a difendersi". Altre potrebbero essere le responsabilità, e tra queste anche il sistema radar Vts, allora non funzionante. Sulla sicurezza nello Stretto poi secondo Sebastiano Pino, dal giorno dell'incidente ad oggi, poco o nulla è stato fatto; anzi si continua ad assistere a riduzioni del personale. "Il nostro obiettivo è fare giustizia – conclude il rappresentante del Sasmant – portare a galla tutte le verità e difendere l'immagine del collega Mafodda e le vittime di quel terribile incidente". (Apcom)