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    Spatari e MuSaBa

    tratto da CalabriaOra  

    MuSaBa, il museo di Santa Barbara, situato sull’omonimo promontorio nella vallata del Torbido, visibile dalla superstrada ionio-tirreno e ormai noto in tutto il mondo, rappresenta l’universo creativo di Nik Spatari, l’artista mammolese che, dopo aver vissuto lo scenario culturale internazionale, ha scelto – da quasi quarant’anni – di esprimersi in questo angolo di terra, insieme alla sua campagna, artista e manager di origini olandesi, Hiske Maas. MuSaBa è parco, laboratorio, museo ma, soprattutto, luogo dello spirito, modo di vivere pensato e realizzato da Spatari per racchiudere e amplificare il proprio originale e profondo modo di “sentire” le cose. Un microcosmo che, da anni, attira studenti e artisti di ogni nazione che, lì, a pochi minuti dai rumori della superstrada, tra le pareti ristrutturate di un monastero certosino del Cinquecento e di una vecchia stazione delle ferrovie calabro-lucane, respirano una dimensione quasi magica, vivono un mondo popolato di suoni e colori, ascoltano, apprendono e lasciano la loro impronta con un segno vergato sulla pietra, un dipinto sul muro, una scultura nel legno. La foresteria li accoglie per vivere a stretto contatto con l’arte del maestro, per sperimentare con lui la creatività legata alla cultura e alla natura. Una forza vitale, che pare originata dall’intersezione tra passato, presente e futuro, pervade il parco e anima le creazioni di Spatari. La stessa forza che, a breve, sarà possibile ritrovare in uno spaccato della sua produzione artistica, una monumentale retrospettiva, non a caso denominata “Nik e MuSaBa”, che, pensata come mostra itinerante, partirà da villa Zerbi di Reggio Calabria, a marzo 2008, per toccare i principali musei di Roma, Milano, Berlino e molti altri ancora da definire. La mostra, curata da Hiske Maas, Giovanni Ditto e Francesco Gallo, in collaborazione con il comune di Reggio, ripercorrerà le tappe dello sviluppo artistico di Spatari dal 1946 al 2007, dalla sua ispirazione in giro per il mondo fino alla realizzazione di MuSaBa, il parco di sette ettari disseminato di alberi, sculture e mosaici, concepito e inglobato negli anni da Nik e Hiske, metro quadro su metro quadro. <<Abbiamo sempre incontrato grandi difficoltà nella realizzazione dei nostri progetti culturali>> ci dice la Maas, energica e determinata. <<Abbiamo dovuto combattere l’intolleranza verso il nuovo, l’assenza delle istituzioni, l’ostruzionismo della burocrazia. E pure abbiamo subito una pioggia di denunce che ci hanno costretto a rallentare e, per un momento, addirittura a fermarci>>. Alla fine degli anni Settanta, forse uno dei momenti più difficili: la battaglia per impedire che la costruzione della superstrada impattasse pesantemente sull’insediamento protostorico conservato da MuSaBa. Petizioni, carte bollate, appelli per la difesa di un luogo dall’inestimabile valore archeologico e, infine, bloccati i lavori e condotti accurati sopralluoghi, il riconoscimento di quella zona come “sito di alto interesse storico”. <<Tutto ciò che siamo riusciti a realizzare, sin qui, è frutto di una sorta di corsa a ostacoli, ma vogliamo credere che ora finalmente sia arrivato il tempo di concretizzare il progetto MuSaBa, a cominciare da questa retrospettiva>>. Partendo da Reggio, quindi, anzi ripartendo da lì, dal rapporto intenso di Spatari con la città dello Stretto, da quel quadro raffigurante la processione della Madonna dell’Eremo, datato 1951, con i portatori della vara e l’icona di Maria. <<In Calabria, troppo spesso, gli intellettuali sono costretti a trasformarsi in questuanti sottoposti alle logiche partitiche>> continua Hiske Maas. <<Ciò che noi vogliamo è il rispetto e il riconoscimento per un’istituzione attiva dal 1969, che si propone come fucina d’arte per la Locride e l’intera regione. Il turismo culturale-ambientale è una sfida possibile che noi siamo attrezzati per vincere, grazie allo studio e alla valorizzazione della storia e del territorio che Spatari porta avanti da decenni>>. L’arte di Nik è esplorazione, sperimentazione e creazione di passato e futuribile. Una concezione della vita che “esplode” nelle sue raffigurazioni e che si concentra tutta in quella struttura in cemento, situata nel punto più alto del parco, protesa verso l’infinito, come mille dita, come foresta senza tetto, come cattedrale gotica che, oggi, è simbolo e icona del progetto MuSaBa. Il “Concetto universale”, i pilastri colorati di un mondo speciale che Nik, a quasi ottant’anni, riesce a guardare ancora con gli occhi del bambino che disegnava figure sulla sabbia e i primi murales. Nel museo propriamente detto (l’antica chiesa di Santa Barbara, ancora in fase di ristrutturazione), la volta dedicata a Campanella e Michelangelo – perseguitati per le loro idee, come pure è avvenuto, in diverso modo, a Spatari – incombe sul visitatore con la rappresentazione del “Sogno di Giacobbe”, un dipinto tridimensionale composto da figure disegnate sul legno e applicate al soffitto come bassorilievi sospesi nello spazio: duecentoquaranta metri quadri di colore, forme plastiche e paesaggi tanto antichi quanto moderni per una “narrazione” che intreccia il tormentato personaggio biblico ad ampie citazioni autobiografiche. Poco più giù, la foresteria è sovrastata da un guerriero in marcia, alto quindici metri, riproduzione di statuette mesopotamiche, mentre sulla parete esterna un coloratissimo mosaico di piastrelle ridisegna culti egizi. Arte mediterranea, innovativa, dalla protostoria all’immaginato, in un originalissimo e intrigante unicum. Spatari studia il passato, le radici dei popoli che vissero la vallata del Torbido, ipotizzando nuovi e affascinanti scenari, di recente analizzati in una sua pubblicazione, “L’enigma delle arti asittite nella Calabria ultramediterranea”, edito da Iiriti. <<Per comprendere sino in fondo, se ancora ce ne fosse bisogno, l’importanza di MuSaBa e della Santa Barbara Art Foundation per questa regione, per il suo decollo culturale e turistico>> conclude Hiske <<invitiamo i rappresentanti istituzionali a visitare il nostro centro, a toccare da vicino ciò che è stato costruito in questi anni e che, ora, deve essere riconosciuto per il futuro che può dare a questa terra. L’obiettivo è la creazione di un tavolo di lavoro che permetta di discutere seriamente con regione, province e comuni le numerose possibilità di sviluppo offerte da questo che, ormai da anni, è un centro propulsore di arte e cultura, noto a livello internazionale. Un’occasione unica che la Calabria deve finalmente avere il coraggio di cogliere>>. Perché MuSaBa non sia una cattedrale nel deserto.

     

    Nota Biografica

    Nik Spatari, nato a Mammola nel 1929, è artista poliedrico: pittore, scultore, architetto e artigiano. A soli tre anni, disegnava le sagome delle barche sulla sabbia e, a nove, vinceva il premio internazionale di disegno dell’asse Roma-Tokio-Berlino, il primo di una lunga serie. Dalla vallata del Torbido ha assorbito la visione della natura e della storia primordiale, trasformandola in un patrimonio da “rimandare” all’esterno attraverso le molteplici forme espressive consentite dall’arte. Condannato da piccolo alla sordità, a causa di una malattia, ha acuito gli altri sensi, imparando ad “ascoltare” i colori, la materia, le immagini, l’anima del mondo. Giovanissimo scoprì la dimensione cosmopolita dell’arte conoscendo, tra gli altri, Jean Coteau, Le Courbusier, Picasso, Guttuso, Rotella. Il 1963 è l’anno dell’incontro con l’artista olandese Hiske Maas, compagna di vita con cui ha intrapreso un percorso di ritorno alle origini e avviato la creazione di MuSaBa. Bruno Zevi lo definisce “spirito creativo, inquieto ed eretico, alla stregua di Michelangelo, Brunelleschi, Borromini, Eisenman”, chiarendo così l’impossibilità di collocazione in qualsivoglia corrente artistica. Spatari non è “catalogabile” se non tra i grandi maestri di tutti i tempi. Per lui non esistono gabbie o sentieri da seguire: la sua immaginazione, l’estro e l’intuito sono imprevedibili, sconfinati. Oltre la superficie, oltre l’orizzonte, oltre le barriere temporali e sensoriali. Un universo nuovo e antico e fantastico.


    Maria Teresa D’Agostino