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    Reggio, vicenda Rom: assessore provinciale critica il Comune

    Dall'assessore provinciale Giuseppe Neri riceviamo e pubblichiamo 

    Sostanzialmente, l'opera di delocalizzazione voluta dalla giunta Falcomatà, si è risolta in un mero trasferimento, che se da un lato ha “liberato” il centro città da un problema, dall'altro ha penalizzato ancora di più la periferia del comune creando un nuovo “ghetto” in una zona che doveva rappresentare l'espansione residenziale dell' VIII circoscrizione e della città di Reggio Calabria.
    Ritengo infatti che prima di provvedere allo smantellamento del 208 si sarebbe dovuto già pensare concretamente ad un piano per la nuova sistemazione degli alloggi per i nomadi.
    Questo poiché il nuovo sito di arghillà, al momento, sembra già essere in profondo stato di abbandono,  e presenta una serie innumerevole di problematiche che si sono ulteriormente aggravate con questa ultima “iniziativa”.
    Sono infatti aumentati esponenzialmente, tanto da destare allarme e insicurezza tra i cittadini, i casi di microcriminalità.
    Non vi è stato alcun criterio nel piano di dislocamento, infatti, a fronte delle 12 famiglie che dovevano essere destinate ad Arghillà, ne sono state trasferite 44. 
    Pertanto, alla stato, ad Arghillà risultano presenti 94 famiglie.
    Un dato sconcertante che da solo basta  a dimostrare come non vi sia stato alcun tipo di criterio logico alla base del processo di delocalizzazione.
    Così infatti i mali del 208 sono stati trasferiti sic et simpliciter ad arghillà.
    Pertanto, mi sto rendendo promotore di un incontro dei rappresentanti politici ed istituzionali del centro sinistra dell' VIII circoscrizione, altresì invito l'amministrazione comunale, a prendere immediati provvedimenti per dar corso ad una effettiva  delocalizzazione che possa garantire davvero l'inserimento sociale delle famiglie nomadi.