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    Reggio, la solidarietà del capogruppo Ds in Consiglio comunale ai magistrati reggini

    Dal capogruppo dei Ds al Consiglio comunale di Reggio Calabria, Demetrio Martino, riceviamo e pubblichiamo 

    La ‘ndrangheta era sul punto di scegliere la soluzione stragista. Secondo quanto emerge dalle indagini dei Carabinieri del Ros, a fine luglio si sarebbe tenuta nella Piana una riunione a cui avrebbero preso parte esponenti di alcuni dei più potenti clan della provincia reggina per colpire i magistrati del Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.
    La notizia che la ‘ndrangheta stesse per imitare la strategia di Cosa nostra impone una serie di attente riflessioni.
    Innanzitutto significa che i magistrati della Dda reggina hanno imboccato la strada giusta. Se le ‘ndrine si sono sentite colpite a tal punto da ipotizzare scenari inediti per la mafia calabrese, vuol dire che i colpi assestati ultimamente dalla Dda, dopo la serie di operazioni culminate due mesi fa in centinaia di arresti, sono stati pesanti, e non poco. Tanto da affidarsi agli esperti confezionatori di ordigni esplosivi della mafia siciliana per mandare un segnale chiaro di supremazia territoriale a quei magistrati, in particolare Boemi, Scuderi, Gratteri e Di Palma, che ne minacciano il potere. Un potere che i clan vogliono incontrastato, pervasivo, in grado di mettere le mani su tutto.
    Il fatto che la ‘ndrangheta sia stata sul punto di pianificare un attentato in grande stile ai danni dei magistrati della Dda reggina, conferma l’estrema pericolosità, ove qualcuno ancora ne dubitasse, dell’organizzazione. E la vera e propria emergenza criminalità vissuta dalla Calabria.
    I magistrati, è evidente, stanno facendo bene la loro parte. Il riconoscimento arriva, niente di meno, da coloro che perseguono. Dai capi delle ‘ndrine che avvertono forte e chiaro il pericolo di vedere ridotto il proprio potere economico e la propria supremazia territoriale.
    Ebbene non ci illudiamo che la ‘ndrangheta sia con le spalle al muro. Ma dobbiamo essere consapevoli che proprio ora, in un momento di difficoltà e, pare, di paura, la lotta all’antistato deve promanare decisa da parte di tutte le istituzioni. In primis, da quelle politiche.
    Il tema della lotta alla criminalità organizzata deve essere al primo punto dell’agenda politica, a qualsiasi livello istituzionale. Non comparire prontamente a scadenza di legislatura in vista delle campagne elettorali, in occasione di tristi ricorrenze o di azioni criminali cruente. Chi fa politica deve agire per rafforzare la posizione di quei magistrati che dedicano la propria professionalità, spesso a discapito della propria vita privata, costretti a vivere sotto scorta, per liberare la nostra terra dal giogo mafioso. Lasciare la ‘ndrangheta fuori dalle porte dei Palazzi, non consentirle nemmeno di girarci intorno. Perché quando si tratta di ‘ndrangheta non sono consentite mezze misure, chiaroscuri, equilibri. Da una parte c’è il bene della comunità, dall’altro chi pensa alla propria sopravvivenza contro ogni regola, contro ogni diritto, contro il senso del dovere.