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    Pdci: “Ora procedere all’integrazione dei Rom”

    Da Pasquale Neri, responsabile delle poliche sociali del Pdci riceviamo e pubblichiamo 

    Finito il momento dell’euforia, dei riflettori, delle prime pagine, ora resta il lavoro, quello vero, quello che si sarebbe dovuto fare prima. Il lavoro dell’integrazione. Certo fa un certo effetto passare da via Sbarre Superiori e non vedere più i ruderi e le baracche alla ex area del 208. Ma un conto è l’effetto mediatico della vicenda, un conto sono le scelte che compie una Amministrazione. Su questo, si è detto di tutto e di più: c’è chi si è spinto addirittura ad affermare che a Reggio si è fatto scuola, si è dimostrato all’Italia come affrontare e risolvere il problema legato ai campi nomadi. Non si capisce perché, allora, sia dalla maggioranza che da qualche pezzo dell’opposizione si sia detto che ora è nece ssario passare alla integrazione, non si capisce perché non si sia provveduto a presentare pubblicamente un rapporto con la descrizione del piano ( che era dell’ex assessore alla Polizia Urbana Melandri, dimenticato da tutti), delle sue finalità, obiettivi, metodologie di lavoro prescelte, risultati attesi, valutazione dell’intervento. Questo avrebbe favorito la diffusione di ciò che in ambito sociale si chiama “buona prassi”. E quasi cinque anni di lavoro avrebbero dovuto consentire la raccolta di una corposa documentazione. Ma, forse, tutto questo è stato fatto e la documentazione già inviata ad arricchire i contenuti della Conferenza Internazionale sullo Stato della Sicurezza nelle Città del Mondo che si terrà a Monterrey dal 1 al 5 ottobre prossimi e sarà anche la base per la celebrazione, pure a Reggio, della giornata Mondiale degli insediamenti urbani. Il tema per la Giornata dell’Habitat Umano di quest’anno (si celebrerà il primo lunedì di Ottobre ogni anno) sarà “Una città sicura è una città giusta” al fine di raggiungere la consapevolezza e di incoraggiare la riflessione sulle minacce crescenti alla sicurezza cittadina e alla giustizia sociale, in particolare il crimine urbano e la violenza, gli sfratti forzati e l’insicurezza del posto di lavoro, così come i disastri naturali e quelli causati dall’uomo. Già, Reggio Calabria, così come Pavia, Bologna,…, è all’avanguardia nella risoluzione dei problemi legati alla integrazione dei Rom. Certo che se l’Amministrazione volesse comunic arlo sarebbe più facile potere esprimere apprezzamento. Per esempio sul programma di integrazione dei bambini rom, sulle azioni che dovrebbero  ( e avrebbero già dovuto) garantire il riconoscimento degli stessi diritti dei bambini “italiani” (p.es. di quelli che abitano al centro storico). Il Comune di Reggio Calabria potrebbe rassicurare in questo senso l’Unicef Italia che “esprime forte preoccupazione per le disparità nel godimento dei diritti economici e sociali, in particolare nei settori della salute, dell'assistenza sociale, dell'istruzione e delle condizioni abitative sperimentate dai bambini rom. Ma forse anche questo è stato già fatto, magari nell’ultima riunione del settore Minori della Consulta Comunale del Volontariato. Non resta che rassicurare la città, e gli abitanti di Arghillà in particolare. Quelli di Ciccarello dovranno aspettare che si progetti anche lì un ospedale e, come d’incanto, anche per i Rom della ex polveriera spunterà fuori il Piano della delocation. Poi si provvederà alla integrazione.