• Home / CITTA / Omar Minniti: “Trovare sistemazione decorosa per Polizia 208”

    Omar Minniti: “Trovare sistemazione decorosa per Polizia 208”

    Dal capogruppo di Rifondazione alla Provincia di Reggio Calabria, Omar Minniti, riceviamo e pubblichiamo 

    La demolizione del ghetto dell’Ex Caserma Cantaffio, il famigerato “208”, costituisce senza dubbio un atto che restituisce dignità e decoro al rione di Sbarre, all’ intera Reggio e ai suoi abitanti, a partire proprio dalle famiglie nomadi costrette per 35 anni a coesistere con ratti, rifiuti e liquami. Di certo è un atto che, da solo, non risolve i problemi della comunità nomade reggina, a partire dal rischio di realizzare nuovi ghetti e difficoltà di convivenza in altre periferie urbane della città. Ma questa è un'altra storia e sarebbe iniquo non ammettere che le ruspe in azione al “208” costruiscono un significativo passo in avanti.
    Eppure, risolta almeno in parte un’emergenza, eccone un’altra, che riguarda  sempre l’area dell’ex Caserma Cantaffio ed è ben lungi dal trovare un esito positivo. Un’emergenza che riguarda il dramma professionale ed umano di sessanta cittadini, reggini e non. Cittadini che rivestono un ruolo importante per la collettività, cittadini e lavoratori in uniforme: poliziotti. Come segnalato dal principale sindacato di Ps, il Siulp, è semplicemente vergognosa la situazione in cui versano gli uffici di Polizia adiacenti l’omai ex ghetto dei nomadi. Uno stato di cose contraddistinto dalla palese violazione delle condizioni minime di sicurezza dei luoghi di lavoro, che vede coinvolti gli agenti impiegati presso la Motorizzazione, il magazzino Veca, l’ufficio carburante e una parte del Nucleo volanti.
    L’indecenza che denuncia Franco Caracciolo, segretario provinciale del Siulp, è la stessa stigmatizzata già tre anni fa dalla deputata di Rifondazione Comunista Marilde Provera, quando il 21 ottobre del 2004, prese carta e penna ed indirizzò un’interrogazione al Ministro dell’Interno del Governo Berlusconi. Anche allora la Provera prendeva spunto da alcune denunce avanzate dal Siulp reggino e chiedeva conto, attraverso l’atto parlamentare n. 4-11367, delle condizioni di lavoro di questi agenti in quello che doveva essere un avamposto della legalità e della sicurezza e, invece, somigliava più ad “un girone dantesco: intonaci staccati, mattoni utilizzati come fermaporte, ringhiere delle scale instabili, muri con scritte “da stadio” in bella mostra, servizi igienici che  in certi posti assumono le sembianze di “latrine da campo”. Cito testualmente quanto riportato nell’interrogazione della deputata del Prc, nella quale si ricorda anche che lo stesso recinto del Presidio di Ps, è costituito, in alcune parti, “da lamiere arrugginite fissate con assi di legno”.
    Dal 2004 ad oggi nulla è cambiato,  ed ecco che il sindacato è costretto a tuonare nuovamente, nell’indifferenza generale delle istituzioni. A partire proprio da quell’Amministrazione comunale che ha fatto della demolizione del “208” una bandiera, ma non è stata capace negli anni di fornire agli agenti di Ps una sistemazione alternativa e decorosa. Mi riferisco in particolare alla lentezza spossante, da lumaca, che detta il ritmo dei lavori della costruzione del “Polifunzionale” di Via Enotria, centro che potrebbe costituire una dignitosa alternativa all’inferno dell’ex Caserma Cantaffio. Può sembrare una pessima battuta conclusiva, ma per chi vive sulla propria pelle questa condizione so che non lo è: potremmo dire che dopo le famiglie nomadi, anche i lavoratori di Pubblica sicurezza hanno il diritto di essere “delocalizzati”, di trovare una sistemazione decorosa e rispettosa dei diritti umani, che permetta loro di svolgere al meglio l’opera al servizio della collettività cui sono preposti.