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    Il volto “familiare” della ‘ndrangheta in una fiction di raiuno

    "Abbiamo trovato una terra ferita nello sguardo e nell'impotenza dei giovani con cui abbiamo lavorato in quelle settimane. Dalla fine delle riprese ci sentiamo tutti un po' piu' calabresi". È un Enzo De Caro piu' sensibile, raccolto ed emozionato del solito quello ha presentato in Viale Mazzini, con il resto del cast artistico e tecnico, la miniserie in due puntate Era mio fratello, che andra' in onda su RaiUno in prima serata domenica 30 settembre e lunedi' 1 ottobre. Girata tra maggio e giugno 2007 in Calabria (Reggio Calabria, Palmi, Catona, Melito e Pentadattilo), e' la storia di due fratelli, Sante, interpretato da Stefano Dionisi, e Luca, interpretato da Paolo Briguglia, figli di un capo clan della 'ndrangheta, ma separati in tenera eta': l'uno, Sante, viene allevato dal boss Giuseppe Palmisano (interpretato da Adriano Chiaramida), l'altro, Luca, e' cresciuto da un comandante dei Gis impegnato nella lotta alla malavita (interpretato da De Caro) e dalla moglie Ada (a cui presta il volto la bravissima Pamela Villoresi). In questo scenario acquista un ruolo di primo piano il personaggio di Maria, moglie di Sante, a cui da' un'interpretazione intensa Anna Valle, che trovera' il coraggio di ribellarsi alla legge della 'ndrangheta, la potente organizzazione malavitosa in cui e' la famiglia di sangue a gestire affari e territorio. "Uccidera' un amore, quello per Sante, in nome di un nuovo amore, quello del figlio Nicola, per sottrarlo alla vita sbagliata sulle orme del padre" osserva Anna Valle. "Ad un certo punto la parte malvagia di Sante e' chiamato a confrontarsi con l'etica della moglie e del fratello" afferma Stefano Dionisi, parlando del personaggio da lui interpretato. "Luca e' chiamato ad una scelta tra il legame di sangue e la famiglia adottiva ma alla fine scegliera' l'affetto reale decidendo di tagliare il legame con la propria famiglia d'origine" dichiara Paolo Briguglia sul suo personaggio. Nel cast figurano anche Massimo Ghini e Maurizio Aiello. "Piu' bravi sono gli attori migliore e' il prodotto" dichiara il regista Claudio Bonivento. Il regista, a sua volta, e' lodato dal cast, in primis da Pamela Villoresi: "Il mio – afferma l'attrice – e' un personaggio marginale nella storia, ma l'ho fatto volentieri perche' e' girato con maestria sorprendente". La conferenza stampa si e' aperta con un grande applauso alla riconosciuta professionalita' e umanita' del produttore Achille Manzotti, scomparso prematuramente il 20 luglio scorso. Produttore legato a tanti successi della commedia italiana degli anni Ottanta, ha firmato come suo ultimo lavoro proprio questa fiction, Era mio fratello. "Spero di ricambiare la fiducia che ha riposto in me con questo lavoro che mi auguro di aver fatto come lui lo aveva immaginato" afferma De Caro. Il film e' un poliziesco ricco di colpi di scena e forti sentimenti, ma va al di la' di un "prodotto di genere" secondo lo sceneggiatore Claudio Corbucci. Il titolo della fiction inizialmente avrebbe dovuto essere Fratelli di sangue, ma poi e' stato cambiato in nome di un titolo piu' evocativo, eliminando la parola "sangue" che non piaceva ne' a RaiFiction, ne' alla Faso film. "È un titolo che meglio rappresenta la storia" precisa Bonivento, che ha comunque letto e, di conseguenza, menzionato il libro Fratelli di sangue (edito da Pellegrini) del sostituto procuratore Nicola Gratteri, scritto a quattro mani con Antonio Nicaso, un saggio molto tecnico sulla 'ndrangheta tra arretratezza e modernita', da mafia agropastorale a holding del crimine. Nel cambio di titolo la miniserie ha di sicuro arginato il pericolo di una sovrapposizione con il film Fratelli di sangue, di Davide Sordella, con Fabrizio Gifuni. (Ornella Petrucci per il Velino)