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    Giustizia: l’Onorevole Rositani interpella il Ministro Mastella

    Questo il contenuto dell'interpellanza parlamentare che l'Onorevole Guglielmo Rositani ha inviato al Ministro della Giustizia, Clemente Mastella: 

     

    Al Ministro della Giustizia

     

    INTERPELLANZA URGENTE


    Premesso:

    – che in questi giorni Emilio Sirianni, Giudice del lavoro a Cosenza e calabrese di nascita, ha pubblicato un racconto sulla giustizia in Calabria;
     
    – che la giornalista Donatella Stasio in un articolo dal titolo “La Calabria senza giustizia” uscito sul sole 24 Ore del 21 settembre scorso, ha riportato ampi stralci del racconto stesso;

    – che nell’interessante articolo è scritto tra l’altro: a) “una magistratura che, per indifferenza o pigrizia, per paura o connivenza, per furbizia o conformismo, gira la testa dall’altra parte, strizza l’occhio ad alcuni imputati, non vigila e non fa domande sulle anomalie dell’ufficio. E che accetta, dice Sirianni, l’umiliante baratto fra la convenienza personale e la rinuncia a qualsiasi prospettiva di cambiamento, perché l’unico cambiamento immaginabile è il premio di essere trasferito nell’agognata sede agiata. Una magistratura, insomma, incapace di autogovernarsi, qui più che altrove, e che contribuisce a indebolire la credibilità dello Stato”; b) “Così come, in Calabria, non ci si scandalizza per un concorso truccato, ma lo si accetta come una fatalità, allo stesso modo, spiega Sirianni, il magistrato calabrese quasi mai reagisce o denuncia, preferisce adattarsi a prassi dubbie, assistere indifferente a condotte inammissibili. La stessa indifferenza che soffoca la cosiddetta società civile si respira nei corridoi dei palazzi di giustizia”;
     
    – che a comprova del giudizio suddetto cita in particolare: 1) l’assordante silenzio dei magistrati di Vibo Valentia in occasione dell’arresto di Patrizia Pasquini, Presidente del tribunale civile della stessa città; 2) l’indifferenza dimostrata dai giovani magistrati di Rossano Calabro in occasione di una visita elettorale per il rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura rispetto al cattivo funzionamento degli uffici, alla reiezione per due anni di seguito della tabella organizzativa da parte del Presidente del Tribunale e alla destituzione di un giudice per non aver depositato le sentenze riguardanti condanne per reati gravi;
     
    – che “molti uffici calabresi, soprattutto quelli piccoli, si svuotano ogni venerdì, al massimo, e tornano riempirsi solo il lunedì o il martedì successivo: tutti tornano a casa, per lo più in Campania, in Puglia, nel Lazio senza che il capo abbia nulla da obiettare. Alla sua condiscendenza corrisponde la rinuncia a criticarne l’operato”;


    – che “oltre Vibo Valentia e Rossano Calabro anche Palmi e Locri sono tutti fortini assediati, in zone ad altissima densità criminale in cui si lavora male e si vive in totale separatezza dal resto della regione”;

    – che di solito si parla solo per denunciare carenza di mezzi e di uomini anche quando accadono fatti strani come quello, ad esempio di Locri dopo la morte del Procuratore Rocco Lombardo. “In tale circostanza la Procura di Locri fu lasciata reggere per mesi da un giovanissimo collega e solo quando fu trasferito venne finalmente affidata ad uno dei più esperti Pm della procura di Reggio Calabria, il quale accertò, a fine 2003, l’esistenza di 4.200 procedimenti con termini di indagine scaduti da anni, su un totale di 5.000, e di circa 9.000 procedimenti “fantasma”, cioè risultanti dal registro, ma inesistenti in ufficio. Dati, peraltro, già riscontrati in un’ispezione del 2001, senza che nulla accadesse”;

    – che “troppi magistrati calabresi organizzano le loro giornate con il solo obiettivo di sopravvivere. Si chiudono in ufficio, alzano un muro invisibile che li separa dalla comunità. Ma in Calabria non basta fare il proprio lavoro. Bisogna guardare che cosa accade fuori dalla porta, anche a costo di perdere la tranquillità”;

    – che “spesso accade, in Calabria, di assistere a processi in cui, durante una pausa, un avvocato difensore entri in Camera di Consiglio e si intrattenga a lungo con i giudici. E accade anche che poi arrivi un cameriere in giacca bianca con vassoi carichi di libagioni. Che cosa devono pensare le altre parti del processo? Qual è la credibilità dello Stato se le sue istituzioni si comportano così nel silenzio più assoluto? Un costume tollerato. Ignorato. Come del resto la bizzarra gestione di alcuni processi, sfumati in prescrizione e ne cita alcuni clamorosi”;

    – che “tutto questo accade nel silenzio generale. Conformismo, tendenza al quieto vivere, fuga dai processi più scottanti, pigrizia, sono le cause principali. Spesso, osserva Sirianni, si fanno denunce generiche, magari eclatanti. Ma sui fatti specifici si preferisce tacere. Meglio lamentarsi per mancanza di uomini e mezzi piuttosto che vigilare su anomalie, irregolarità, frequentazioni o cointeressenze pericolose. Tutto questo accade al Sud, e anche altrove. Solo che qui è un po’ di più”.

    Alla luce di queste clamorose, drammatiche e sconcertanti denunce, il sottoscritto

    Chiede

     alla S.V. di sapere cosa intende fare per garantire concretamente oltre alla dignità dello Stato, il diritto del 99% dei cittadini calabresi che sono oltremodo onesti e che vogliono vivere nella legalità e nella libertà “VERA” lontano appunto dai condizionamenti e dai ricatti della malavita organizzata e dei singoli delinquenti;
    Se non ritiene

    indispensabile coinvolgere in questa urgente opera di pulizia e di rivitalizzazione della giustizia calabrese, oltre all’intero Governo, anche il Presidente della Repubblica nella sua qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.


    On.le Guglielmo Rositani