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    Caso De Mauro: un mistero lungo 40 anni

    C'e' vento di scirocco a Palermo la sera del 16 settembre del 1970. Mauro De Mauro, giornalista di razza del quotidiano 'L'Ora' sta tornando dalla redazione a casa a bordo della sua Bmw nera, ma prima decide di fermarsi in un bar per comprare una bottiglia di vino rosso. Il suo preferito. Davanti alla sua abitazione, in via delle Magnolie, ci sono la figlia Franca con il fidanzato. La ragazza, che si deve sposare tra pochi giorni, lo vuole aspettare, ma si accorge che sull'auto ci sono degli uomini. Uno, prima di salire, sbatte lo sportello e dice con tono imperioso: "Amuninni" (andiamocene ndr). Da allora il nulla. Sono trascorsi esattamente 37 anni e di Mauro De Mauro non si hanno piu' notizie. Il mistero potrebbe essere svelato proprio adesso con il corpo che verra' riesumato sabato prossimo in Calabria, come disposto dalla Dda di Catanzaro per verificare se si tratta davvero cadavere del boss della 'ndrangheta Salvatore Belvedere, come c'e' scritto sulla tomba, oppure di De Mauro. Un mistero fitto, fittissimo. Diversi collaboratori di giustizia hanno affermato che e' stato un omicidio di Cosa nostra, qualcun altro parla invece di piste diverse. Ci sono voluti 36 anni per l'apertura del processo per l'omicidio del giornalista. Alla sbarra c'e' un solo imputato: il boss mafioso Salvatore Riina, considerato dall'accusa uno dei mandanti dell'assassinio di De Mauro. Insieme con il triumvirato che allora reggeva Cosa nostra a Palermo: Tano Badalamenti e Stefano Bontade, ma questi ultimi sono morti da tempo. Cosi' l'unico imputato resta il boss Riina. L'unico collaboratore di giustizia a raccontare con dovizie di particolari la morte di Mauro De Mauro e' Francesco Marino Mannoia. "De Mauro – aveva detto in aula – e' stato ucciso dalla mafia dopo essere stato 'interrogato' sulla natura delle notizie che aveva scoperto. Il corpo venne seppellito sul greto del fiume Oreto", il corso d'acqua che attraversa il territorio dov'e' sorta la circonvallazione di Palermo. "ll corpo – aveva aggiunto – fu spostato, insieme con altri cadaveri seppelliti nelle vicinanze, perche' Cosa nostra temeva che potessero essere trovati nel corso dei lavori che di li' a poco sarebbero iniziati. Tutti furono sciolti nell'acido, ecco perche' non e' stato mai trovato nulla". Mannoia aveva indicato anche il posto dove la mafia aveva improvvisato un cimitero clandestino: "Sotto la Circonvallazione, nei pressi del bar Baby Luna". E la riesumazione sarebbe stata seguita dallo stesso pentito, allora luogotenente del boss Stefano Bontade. Ad uccidere De Mauro, soffocandolo, sarebbero stati in tre: Mimmo Teresi, Emanuele D'Agostino e Stefano Giaconia, tutti 'picciotti' del mandamento di Santa Maria di Gesu', a Palermo. Tutti uccisi nella guerra di mafia degli anni Ottanta. L'inchiesta sulla morte di De Mauro e' rimasta un mistero fitto fino al 1992, quando dopo le stragi di mafia alcuni pentiti di mafia iniziarono a parlare della morte di De Mauro. Il primo era stato Gaspare Mutolo, pentito storico, che fece i nomi di Stefano Giaconia ed Emanuele D'Agostino. In seguito, ne parlo' anche Tommaso Buscetta, altro collaboratore storico, ma anche Antonino Calderone, Francesco Marino Mannoia e Gaetano Grado. E poi Francesco Di Carlo. Sempre secondo i racconti dei pentiti di mafia, la sera del 16 settembre De Mauro sarebbe stato trascinato in un casolare per essere "interrogato" per tirargli fuori quello che sapeva su una notizia che avrebbe voluto scrivere da li' a poco. Poi lo avrebbero ucciso, strangolato. Ma non c'e' solo la pista mafiosa. De Mauro, prima di morire, aveva appreso dalle sue fonti che il principe Junio Valerio Borghese stava preparando un golpe e che Cosa nostra complottava con i generali. Adesso, a distanza di 37 anni dalla sua sparizione, il mistero e' ancora fitto. (Adnkronos)