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    Baby-accattonaggio; Cassazione accolgie ricorso Procura Reggio

    Dal Palazzaccio arriva un deciso altolà al baby accattonaggio. I genitori dei piccoli nomadi devono assicurarsi che i figli siano a scuola, senza aspettare una comunicazione ufficiale dell'istituto che certifichi le lunghe assenze. E' quanto affermato dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 33847 di oggi, ha ritenuto fondato il ricorso della Procura di Reggio Calabria presentato contro l'assoluzione pronunciata dal giudice di pace di Staiti Brancaleone nei confronti di un padre accusato di "avere omesso di impartire o far impartire l'istruzione obbligatoria" alle figlie minori. Secondo il magistrato onorario mancava "la prova che fosse stata inviata ai genitori la comunicazione con la quale li si informava delle assenze die figli dalla scuola, sicché mancava anche la prova dell'elemento soggettivo del reato. Invero, trattandosi di numerose famiglie di nomadi interessate al fenomeno, si generava una situazione di dubbio sulle persone dei genitori e sui minori, ricorrendo numerosi casi di omonimia". Contro questa decisione la Pubblica accusa ha fatto ricorso ai Supremi giudici osservando che "premessa la gravità del fatto contestato (che potrebbe dar luogo anche ad una forma di sfruttamento minorile essendo notorio che i piccoli nomadi vengono impiegati tutto il giorno nell'accattonaggio) osserva che le lunghe assenze da scuola dei minori non potevano sfuggire ad un genitore ligio". I giudici della III Sezione penale hanno accolto le obiezioni mosse dalla Procura, senza rinvio, perché nel frattempo il reato si era prescritto. Nelle motivazioni si legge che "effettivamente l'obbligo imposto a chiunque sia rivestito di autorità sopra un minore di impartirgli o fargli impartire l'istruzione obbligatoria, implica anche l'obbligo di vigilare e controllare il minore per assicurarsi che questi si rechi realmente a scuola. Specialmente di fronte a lunghe ingiustificate assenze – continua il Collegio di legittimità – da scuola la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato non può essere esclusa dalla mancata prova della conoscenza delle comunicazioni inviate dalle autorità scolastiche, teso che la colpa, sufficiente per la configurabilità del reato, è riscontrabile già nell'avere, senza giusto motivo, omesso di adempiere il proprio dovere di sorveglianza sul minore e di assicurarsi che questo si rechi a scuola per ricevere l'istruzione".